Smart&Start: dai box esce un incentivo molto migliorato

di Enrico Martini - 30 settembre 2014

A poco più di un anno di vita Smart&Start, l’incentivo del Ministero dello Sviluppo Economico, introdotto col Decreto del Ministro del 6 marzo 2013, per rafforzare la competitività dei sistemi produttivi, sviluppare l’economia digitale e favorire il trasferimento tecnologico, è stato oggetto di una intensa attività di revisione.

Il regime di aiuto, finalizzato alla promozione della nascita di nuove imprese, gestito da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, rientra nel più ampio filone delle politiche per lo switch-on tecnologico del Paese.

Il nuovo Decreto è stato analizzato in via “informale” dai soggetti più rappresentativi della community italiana delle startup e del Venture Capital, le cui osservazioni sono state prese in notevole considerazione nella fase di stesura del testo.

Rispetto alla precedente versione, che consisteva in un finanziamento a fondo perduto, cambia la natura dell’incentivo che diviene un finanziamento a tasso zero di una durata che può arrivare a 8 anni.

Anche se con una diversa intensità di aiuto, il programma viene esteso a tutto il territorio nazionale, mentre prima era concentrato sulle Regioni meridionali dell’obiettivo convergenza.

Lo strumento viene concentrato sulle startup innovative, già oggetto di una specifica policy promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico (decreto legge n. 179/2012).

Possono richiedere le agevolazioni anche le persone fisiche che intendono costituire una startup innovativa, ivi compresi i cittadini stranieri in possesso del visto d’ingresso per lavoro autonomo, purché l’impresa sia formalmente costituita entro due mesi dalla data della comunicazione di ammissione alle agevolazioni.

Viene elevato il costo ammissibile del progetto (ora può raggiungere 1,5 milioni di euro), che va a interessare la vita della startup dal seed ai round successivi di finanziamento.

Sono ammissibili i programmi di investimento aventi a oggetto l’acquisizione di:

  • impianti, macchinari e attrezzature tecnologici;
  • componenti hardware e software funzionali al progetto; brevetti e licenze;
  • certificazioni, know-how e conoscenze tecniche, anche non brevettate;
  • progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi;
  • consulenze specialistiche tecnologiche funzionali al progetto di investimento.

Viene quindi abolita ogni forma di “paletto” per gli investimenti ammissibili: per accedere al beneficio una startup della digital economy non sarà quindi costretta a effettuare immobilizzazioni oltre le sue effettive necessità.

Si introduce una forma premiante per gli investimenti in cui vi sia una partecipazione di almeno il 30% del progetto da parte di un investitore qualificato: questa modifica va nella direzione di favorire il “matching fund” dell’impresa presso gli intermediari autorizzati, le società di gestione del risparmio, le Sicav, i fondi pensione, le compagnie di assicurazione, ecc.

Infine, è molto interessante l’introduzione di un meccanismo attraverso cui si riduce drasticamente l’effetto della regola comunitaria che vincola l’erogazione di anticipazioni alla presentazione di fideiussione bancaria o assicurativa. Una quota di finanziamento agevolato potrà essere erogata sulla base di fatture di acquisto non quietanzate, grazie alla prevista stipula tra Ministero dello Sviluppo Economico, Invitalia e Abi, di una convenzione per la creazione, da parte delle banche aderenti, di uno specifico conto corrente in grado di garantire in tempi celeri il pagamento ai fornitori dei beni agevolati.

 

Enrico Martini

@ericecolab

prev
next

0 Commenti :

Commento

Captcha