Influencer e digital trend 2014

di Massimo Marigo - 20 ottobre 2014

La realtà digitale è mutabile e in continuo divenire, così come è esponenziale la creazione di Big Data da parte degli utenti, e contrapposta alla costante richiesta di tutela della privacy di questa mole di “tracce digitali” che lasciamo dietro di noi giorno dopo giorno.

Per contro, la maturità digitale porta ad ulteriori azioni da mettere in campo, come indicato nella ricerca Digital Maturity:the next big step, condotta da Coleman Parkes Research sponsorizzata da Ricoh, e di cui si è parlato nel precedente articolo.

La ricerca presenta alcune valutazioni che trovano riscontro anche sul versante italico, come evidenziato dalla società Hotwire, per l'Italia, alla presentazione del digital trends report.

 

SARÀ IL 2014 L’ANNO DEFINITIVO PER LA MATURITÀ DIGITALE?

Questi nello specifico - con alcune libere interpretazioni – i 10 trend individuati per il 2014:

  1. Social network: non bastano i soliti noti. Twitter e Facebook sono il terreno di confronto più esteso, ma i community manager non devono e non possono trascurare i social network emergenti e la potenzialità di comunità ristrette per ambiti molto specifici. Per esempio: Medium per aspiranti narratori, Pose per i fashion addicted, Shots of me per gli amanti delle selfie.
  2. Velocità e tempismo: cum judicio. Seguire i trend ha senso fino a un certo punto perché può diventare scontato e poco efficace. La versa abilità, data anche dall’esperienza, consiste nella capacità di cogliere il trend del momento, o nel suggerirlo o trainarlo quando fosse ancora in fase iniziale. Il fine è chiaro: aver qualcosa di creativo da dire e realizzare delle campagne che rimangano nella memoria degli utenti.
  3. Digitalizzazione dei consumi. L'acquisto digitale incontra sempre più il favore dei consumatori, sia nell'alter ego online dei classici punti vendita, sia nella dimensione dell’e-commerce specifico, aprendosi a nuove forme di servizi di vendita basati su di una relazione diretta tra cliente è marchio. Una nuova frontiera, nella quale il Brand dovrà sapersi imporre e dove gli influencers - ne parliamo in seguito - saranno sempre più essenziali. Anche per il retail la sfida sarà digitalizzare.
  4. Rinnovata tutela della privacy: sarà sempre più un plus richiesto, apprezzato e di certo remunerato per chi opera nel mondo della comunicazione assicurare trasparenza e tracciabilità, garantendo ai consumatori l’uso consapevole dei loro dati sensibili.
  5. Tecnologie intelligenti o "PreTecnologie": è la logica cui soggiace Google Now, per esempio, ossia tecnologie capaci di assimilare dati e suggerirci utilizzi sulla base dell'esperienza, prima ancora di richiederne.
  6. Social media e social network: da grandi imputati ad aiuto scolastico, una volta inseriti in piattaforme dedicate e adattate alle esigenze scolastiche.
  7. Rebranding, ovvero Vintage digitale: come la passione per il retrò, unita alle tecnologie più moderne - osmosi avvenuta già con successo nel mercato dell'auto e della fotografia - continui a fare breccia nel cuore e nei gusti dei consumatori, permettendo ai brand più attenti e oculati di rinverdire la loro storia con il recupero di idee e prodotti che sono stati parte del successo del brand stesso, sapientemente rivisitati e attualizzati;
  8. Dall’offline all’online, con il customer care che diventa community care: il servizio clienti evolve e deve superare le logiche del multicanale per integrarsi nel social media. Sarà compito e abilità dei community manager fare la differenza per conquistare una maggiore autorevolezza e interccettare gli “influencer più”. In Italia, a oggi, solo il 2% delle aziende utilizza le piattaforme social come strumento di customer service, un dato destinato a crescere;
  9. I social network: non si creano nè si distruggono ma si trasformano.
  10. Il Roi (return of investiment): sarà un obiettivo primario delle attività di comunicazione, e diventerà sempre più essenziale per chi opera nelle aziende saper gestire le piattaforme che permettono la misurazione degli accessi, dei contatti e dei riscontri alle azioni messe in atto.

Considerato che la tecnologia non è neutrale - come ho spiegato in un precedente articolo - superata la fase di fascinazione e la curiosità del ”come  funziona?”- il passo successivo diviene “come può essermi utile?”.

L’accezione che rappresenta l’evoluzione ulteriore, invece, è più concreta e si domanda “come posso  sfruttarla a mio vantaggio?”.

Assodata e consolidata la presenza nel quotidiano dei social, è acclarato anche per le aziende come siano divenuti lo strumento principe per stringere contatti e relazioni con i propri clienti e come portino a scambiarsi opinioni e suggerimenti ritenuti autorevoli.

Un mercato, questo, troppo ampio e relativamente gestibile, che ha, invece, regole precise richiedendo analisi costanti e puntuali dei Big Data in possesso dell’azienda, il vero nuovo valore in suo possesso, e strategie studiate con cura per coinvolgere non solo i clienti, ma gli influencer stessi.

La stessa definizione di influencer è dibattuta, vista la novità della materia e l’opinabilità del concetto stesso di influenza.

Ma chi sono questi “untori di opinione”? Queste persone capaci di influenzare un gran numero di soggetti tramite quello che dicono - o meglio scrivono - e altresì capaci di creare e diffondere con frequenza contenuti capaci di suscitare generale interesse? Ma, soprattutto, persone in grado di creare un rapporto diretto e duraturo - il vero valore ricercato dalle aziende - con quello che è il “loro pubblico”?

Ecco, tradotto nella realtà, un indicatore, aziendale vitale e ricercato con costanza che si chiama “fidelizzazione”, o “loyalty”, per usare la dicitura anglofona. In un panorama vasto ed eterogeneo, quindi, bisogna avvalersi di strumenti, anche reperibili sul web - sia in forma gratuita che a pagamento - i quali  possono facilitare la ricerca e l’individuazione dei suddetti influencer.

Per citare due tra i più noti:

  • Klout, una applicazione nata nel 2009 che permette, per mezzo di un indice da 0 a 100, di scoprire il proprio livello di influenza nei social.
  • Traackr, una applicazione che si basa su tre parametri: reach, resonance e relevance, ossia il bacino dei propri utenti, la  risonanza effettiva degli interventi e dei contenuti postati, la rilevanza degli stessi.

Ciascuno di questi strumenti ha pregi e difetti, ma serve a trarre dei criteri di riferimento anche per stabilire una lista della tipologie di soggetti capaci di influenzare il pubblico. Lista, ovviamente, non definitiva e in costante evoluzione, così come i criteri utilizzati per definirla.

Si possono, così, individuare alcune comuni tipologie di influencer:

  • la celebrità, seguita da schiere di utenti e capace di smuoverne migliaia a ogni tweet o post;
  • l'autorità, la cui opinione è assodata e incontestabile;
  • l'attivista, ovvero il soggetto capace di creare movimenti d'opinione e mobilitare gli utenti attorno ai temi di suo interesse che siano a carattere  politico o temi sociali;
  • l’aggregatore, ovvero colui che è capace di creare link tra utenti di diversi settori e differenti interessi;
  • l'analitico, il soggetto capace di fornire agli utenti dei punti di vista affidabili e credibili.

Gli influencer sono preziosi per mantenere e aumentare l’effetto Brand dell’azienda, e ogni azienda deve essere in grado di capire quale tipologia di influencer fa al suo caso. Cosa niente affatto facile, come molti esempi social dimostrano. La caccia è aperta?

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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