Social media e aziende: ecco come creare business

di Massimo Marigo - 18 novembre 2014

I social media sono diventati parte integrante del nostro quotidiano, che sia per diletto, per informarci o per trovare nuovi spunti commerciali.

È avvenuto, così -  ne ho parlato in un precedente articolo - che anche le aziende, dai brand più blasonati alle più piccole tra le Pmi, si siano rese conto del loro potenziale, e abbiano iniziato il “processo di adattamento” per essere presenti nei suddetti canali in modo efficace, e  abbiano compreso le esponenziali prospettive di vendita e Roi.

Il tema è tanto ovvio quanto complesso, visto che la presenza online richiede analisi e presidio costante, rimesso all’attività degli specialisti nel settore.

La prima, fondamentale differenza che sfugge ai profani, infatti, è quella tra “ reach” ed “engagement”, ovvero tra coloro che raggiungiamo con un contenuto e coloro che realmente ne hanno avuto un coinvolgimento.

Per esemplificare, pensiamo a Twitter: quando postiamo un contenuto, possiamo avere diverse situazioni:

  • raggiungere i nostri follower;
  • raggiungere terzi non follower, sulla base degli hashtag utilizzati.
  • essere letti dai nostri/altrui follower;
  • raggiungere i follower dei nostri follower (retweet);
  • stimolare una risposta.

Nel primo e nel secondo caso, abbiamo quello che si chiama reach.

Nel terzo e quarto caso, siamo nel territorio dell’engagement.

Nel quinto caso - replay - andiamo oltre l’engagement.

Traducendo: è come se il reach fosse una sorta di “bacino potenziale” di engagement.

Tale distinzione non è facile e può ingenerare confusione: per alcuni viene logico e istintivo misurare il livello di gradimento e di condivisione delle persone raggiunte (il reach) con quelle che hanno compiuto una azione più definita (engagement) sovrapponendo i piani: guardare un contenuto e inoltrarlo con la vera e propria partecipazione.

È obbligo ricordare che alcuni casi sfuggono alle classificazioni rigide: l’esempio classico,restando nella piattaforma di Twitter è la differenza tra il retweet puro e semplice quindi “sulla fiducia” e il retweet con modifica e commento quindi “letto e valutato”.

Opinione personale – spesso capita di leggere nella Bio di un utente dell’app cinguettante la dicitura “RT non endorsement”,che sembra quasi una manleva rispetto all’inoltro e diffusione dei contenuti effettuati dallo stesso, come se fosse solo una mera diffusione di notizie senza alcuna partecipazione.

Rispetto alla idea e forma di condivisione che avviene su Facebook,spesso relegata nell’ambito di amici e conoscenti più o meno stretti, proprio la logica di funzionamento e di gestione insita in Twitter porta a considerare il retweet già da solo come una implicita forma di adesione al contenuto.

Di certo, modifica e commento vanno ancora oltre all’engagement tendendo ulteriormente a far sovrapporre i piani.

Il semplice fatto di raggiungere un elevato numero di soggetti è legato a più fattori e non necessariamente, proprio in ottica di business, è uno tra i parametri più importanti, perché è proprio l’engagement, il coinvolgimento, la fidelizzazione a fornire la misura reale del successo del messaggio che si vuole condividere.

Creare engagement significa creare legami forti. Esattamente come accade in chimica. Creare legami forti aumenta il livello di fidelizzazione da parte degli utenti, contribuendo a rafforzare l’autorevolezza del brand stesso.

Un legame forte tra il brand e i propri sostenitori ha lo scopo di arrivare a creare un rapporto di fiducia tale per cui un utente non solo si converta in cliente, ma possa attivare una tra le più semplici ma efficaci strategie di marketing: il passaparola.

Questo, personalmente, penso sia il primo dei tanti obiettivi di un bravo Social Media Manager: creare engagement.

Materia divenuta talmente importante, che vi è una vera branca del marketing dedicata: l’engagement marketing, quella “strategia che punta in modo diretto a coinvolgere i propri utenti/clienti invogliandoli a coinvolgerne altri contribuendo all’evoluzione di un brand”.

A questo punto, il tema successivo si pone come ovvio: come e con quali sistemi aumentare l’engagement?

  • conosci il tuo target: analizzare, osservare e preparare la strategia di comunicazione e, spesso dimenticato, valorizzare i propri utenti. L’effetto gratificazione genera spontaneo entusiasmo;
  • contenuti: sono una ottima base di partenza senza però dimenticare il pubblico al quale vanno indirizzati. quindi, a monte, conoscere il proprio target rimane il tema più delicato ed efficace. Tradotto: foto, sempre gradite e funzionali sia a creare curiosità, che a comunicare messaggi, così come video e link a realtà collegate più o meno direttamente alla propria attività, o, ancora, sotto forma di citazione e adesione a temi di interesse generale;
  • interazione:ascoltare, commentare, con giudizio, fornendo la sensazione di una presenza attenta e interessata, umana e non troppo meccanica;
  • il tempo della comunicazione: valutare gli orari di pubblicazione del post e monitorare i momenti di maggior flusso e di maggiore interazione; nel contempo comunicare con costanza per dare la piacevole sensazione di presenza agli utenti.

Alla fine dei giochi la regola aurea rimane sempre  quella dell’accademia del cimento tramandata da Galileo Galilei: provando et riprovando.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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