Il decreto concorrenza e il pasticcio dei costi di disattivazione

di Massimo Marigo - 2 marzo 2015

“Certo, può disattivare o cessare il contratto quando vuole, le ricordo che ci sono i costi per il recesso anticipato”

Cambiamo spesso operatore telefonico e ancora più spesso ci poniamo degli scrupoli perché il tema rimane vivo. Quante volte vi è capitato come clienti o per interposta persona, vuoi che essa fosse amico oppure conoscente, e la reazione è sempre la stessa: ma il decreto Bersani?

Nello specifico il D.L. n. 7/2007 o decreto Bersani precisa che i costi di disattivazione devono risultare correlati ai costi effettivi che l’operatore sostiene.

Nello specifico:“i contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso un altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore”.

Per quello che concerne invece le procedure riguardanti il trasferimento ad altro operatore, ovvero la Mobile number portability i costi non dovrebbero essere neppure applicati perché, di norma, le attività di disattivazione coincidono con le attività tecniche da effettuarsi in fase di nuova attivazione da parte del nuovo operatore che acquisisce il cliente.

Per inciso, il comma 4 dell’art. 1, D.L. n. 7/2007, stabilisce che, in caso di violazione delle disposizioni in materia previste dal decreto, si applicano le sanzioni previste dall’art. 98, D.Lgs. n. 259/2003 (c.d. Codice delle Comunicazioni Elettroniche). Ente preposto alla tutela è ovviamente l’Agcom.

Questo fino all’arrivo del decreto concorrenza che, a sorpresa, riporta in auge il tema dei costi relativi al recesso anticipato.

Posto il fatto che gli operatori hanno si dei costi tecnici e amministrativi sia in fase di attivazione che di disattivazione, il Governo, pur non volendoli sminuire, ha spesso optato perché questi gravassero il meno possibile sui consumatori.

Prassi prevedibile anche dopo il recepimento della direttiva 2011/83/UE che privilegia questa ottica favorevole all’utente e della quale ho parlato in un mio  precedente articolo: cosa cambia tra professionista e consumatore.

La chiave di volta e la sorpresa derivante dalla presentazione del decreto e delle sue implicazioni sta in una specifica frase: “l’utente dovrà pagare una penale equa e proporzionata al valore del contratto ed alla durata residua della promozione”.

Il riferimento principe è alle diffuse offerte promozionali, in special modo nell’ambito della telefonia sia fissa che mobile e che siamo ormai abituati a conoscere.

La politica commerciale delle aziende di Tlc in Italia punta ormai da tempo su due binari:

  • offerte agevolate con un vincolo di permanenza minimo di 12 mesi per i clienti consumer, vale a dire i privati e di 24 mesi per i clienti corporate, cioè liberi professionisti e azienda;
  • un vincolo di 30 o 24 mesi, sempre secondo la precedente dicotomia nel caso di sovvenzione o offerta agevolata nell’acquisto di smartphone e/o tablet.

Le polemiche non si sono fatte attendere, in particolare da parte delle associazioni dei consumatori e a maggior ragione se il decreto concluderà il suo iter mantenendo inalterata tale posizione. La disfida è in atto.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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