Informazione e influencer: il caso "Expo social media day"

di Massimo Marigo - 20 maggio 2015

A volte è più facile fare bella figura pensandole, le cose, invece di metterle per iscritto.

Mi sono trovato a leggere questa pagina, expo social media day, vale a dire il form da compilare per poter partecipare all’Expo in qualità di blogger, youtuber oppure influencer, e mi sono soffermato su questa frase in particolare: “Non verranno presi in considerazione influencer con una follower base inferiore ai 5.000 utenti”.

Posso convenire sul fatto che alcuni parametri di discriminazione siano utili, però, nello stesso tempo, mi pongo e vi pongo alcune domande e considerazioni:

  • la prima: perché valutare l’influencer solo sulla base di un criterio meramente quantitativo?
  • La seconda: perché indicarlo con un tono così tranchant a ribadire un concetto che potremmo sintetizzare con “tanti follower, tanto onore”?
  • La terza: perché mettere tale condizione per iscritto, inibendo la partecipazione ai più, invece di un più proficuo ed elegante “prenderemo in considerazione e valuteremo le candidature ricevute”?

Vesto i panni dell’avvocato del diavolo presupponendo le risposte che ci si aspetta a tali quesiti, ovvero che troppe candidature genererebbero una mole di lavoro eccessiva, che il rischio correlato sarebbe di perdere troppo tempo e che certo, 5000 follower sono un bel bacino d’utenti...

Tutto corretto, forse fin troppo ovvio ma sulla base di risposte-tipo non si raggiungono grandi risultati, e se una società, una PA o un qualsiasi ente, pubblico e privato accettasse una consulenza o la gestione di un servizio di tale genere basato su risposte-tipo, allora è seriamente il caso di valutare altri fornitori.

Twitter è un social solo apparentemente semplice da gestire perché, come ho scritto in un precedente articolo, non solo la ricerca degli influencer ma la stessa definizione e identificazione dei medesimi è complicata e mutevole.

A ogni modo, per rendere la lettura più chiara partiamo dalla base con una definizione di influencer, che sarebbe “colui o colei che pubblichi attivamente contenuti sul web, godendo per tale motivo di un largo seguito sui principali social network, capaci di influenzare persone e mercato con le proprie opinioni e suggerimenti”.

Anche in tal caso il criterio quantitativo non è sbagliato a priori, ma certo è parziale. Infatti non è strano, specie in ambiti specifici come quelli tecnici, che un influencer, seppure con un seguito ridotto, possa comunque essere molto influente. Sia, in sostanza, capace di influenzare persone e mercato con le proprie opinioni e suggerimenti, come da definizione di scuola.

I social influencer sono i novelli opinion leader perché godono di credibilità e affidabilità, ovverosia di un’ottima web reputation in relazione a un determinato argomento, specialistico o meno che sia.

Ma come ogni social media manager e digital strategist che si rispetti sa bene, il valore del contenuto diffuso, rapportato all’azione “dell’ untore di opinione” tiene conto di due valori importanti seppur controversi perché capaci di essere in contraddizione:

  1. reach o portata, vale a dire il numero di utenti raggiunti con un post o tweet e che quindi ne hanno visualizzato il contenuto;
  2. engagement: il livello di coinvolgimento che il contenuto, legato anche alla diffusione partecipata da parte degli influencer riesce a creare e mantenere.

Questi due concetti spesso vanno a braccetto, ma non sono sempre sovrapponibili. Mi spiego meglio: un contenuto capace di una larga diffusione non è detto che sia anche capace di creare lo stesso livello di coinvolgimento perché bisogna chiedersi, e qui servono analisi costanti e ponderate, quante delle persone raggiunte dal contenuto vi abbiano poi realmente interagito.

Tornando alla tesi iniziale: il numero di follower è automaticamente segnale di capacità di influenza? Possiamo ritenere un account meno influente di altri solo perché inferiore ai 5000 follower?

Penso all’account di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga (@BernCaprotti) che ha solo 3772* follower e che in base a questo metro non verrebbe nemmeno preso in considerazione.

(Per inciso, anche l’account creato per promuovere gli eventi culturali durante l’Expo, ossia @VeryBello, ne conta solo 3919* di follower, quindi il paradosso è che risulti inferiore alle aspettative rispetto ai “target” stabiliti dallo stesso committente).

Per guardare anche in casa nostra, vale a dire sul sito di mysolutionpost e prendendo a esempio alcuni colleghi autori di chiara competenza e capacità mi accorgo che nemmeno loro potrebbero candidarsi ed essere invitati all’expo social media day. Infatti, l’impietosa logica dei numeri non lascia scampo. Prendendo in esame l’account Twitter di @commercialista, vale a dire Andrea Arrigo Panato notiamo come ci siano soli 4035* follower, mentre quello di @morenaragone giurista, esperta di open data e nuove tecnologie indica solo 4306* follower e infine @giadamarangone – che pure è giornalista – con, purtroppo, 4916* follower non può nemmeno candidarsi. Forse, ma dico forse,entro ottobre magari...

In conclusione, aldilà delle facezie, se qualità e quantità si cercano e si rincorrono in un moto costante, resto dell’opinione iniziale, cioè che l’approccio non sia stato corretto, spiegando come da social media manager lo avrei gestito.

Innanzitutto, avrei evitato di mettere tutti i limiti e condizioni per iscritto, lasciando così che le candidature pervenissero spontanee, avrei investito qualche risorsa aggiuntiva nel valutarle e infine evidenziare sì, nelle figure selezionate, la presenza di un largo seguito come un buon criterio oggettivo ma, nel contempo, valorizzando anche candidati meno noti: penso ai tanti food blogger attivi anche carattere regionale, esponenti di aziende nel ramo alimentare e non solo, che si stanno facendo notare tramite i social.

In termini di risultato, il vantaggio di ottenere il riscontro voluto, di poter fare una ottima figura e pure quello di poter sfruttare l’occasione per fare una analisi tra gli account e influencer presenti e possibili con una visione ad ampio spettro diventa impagabile.

Ah, nota a margine, e lo dico da utente: creare un account Twitterbot non è sbagliato a priori, ma senza un “filtro umano” a controllare il materiale che vi passa e viene – automaticamente – retwittato in base all’hashtag stabilito è altra cosa.

Capito l’errore, e porvi rimedio limitando gli accessi con la modifica dell’account – provvisto ora di lucchetto – è, purtroppo, proprio un errore che non tiene conto delle dinamiche di base nella gestione dei social media.

Parlo dell’account @expottimisti.

 

N.B.: rilevazione dei follower alla data del 11 maggio 2015

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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