Social media: esserci o non esserci?

di Massimo Marigo - 14 luglio 2015

Questo non è il solito articolo sui social network. Ho l’abitudine di salvare gli articoli che mi incuriosiscono e rileggerli a distanza di tempo per comprendere se l’effetto sia il medesimo nel rivederli con occhi diversi.

Nell’occasione ne ho riletto uno riguardo la bella notizia di espansione dell’attività del marchio brandonferrari.com, una startup creata e guidata da Paola Marzario che grazie agli ottimi risultati, ha deciso di investire al sud e sulle qualità delle Pmi locali creando una sede a Napoli.

Incuriosito sono andato su Twitter a cercare il loro profilo.

Lo ammetto, deformazione da digital strategist ma trovo istruttivo capire cosa, quanto e come comunichi una azienda sui social network. Osservo il taglio dato ai contenuti, il tono delle risposte e come interagisca con gli utenti. In sintesi faccio l’esercizio mentale di calarmi nei panni del loro social media manager per capire se mi piace la gestione dell’account e cosa farei di diverso perché è sempre bene confrontarsi con altre realtà è visioni. In questo caso non trovo niente. Facebook magari? Nulla.

Maggiormente incuriosito sono voluto andare alla fonte, vale a dire sul sito ufficiale e scopro che la loro unica presenza sui social è Linkedin.

Ammetto di essere rimasto sorpreso e mi sono ritrovato a fare una riflessione:

Poco? Sufficiente? Eccezione che conferma la regola?

Parliamoci chiaro, lo immagino già il commento che ne scaturisce. Dopo aver letto moltitudini di post, infografiche e report sull’importanza del necessario utilizzo e posizionamento dell’azienda sui social, sulla sfida digitale da affrontare ogni giorno e su come creare il contenuto perfetto da pubblicare la domanda si pone da sola: serve o no la presenza nei social network?

Personalmente lo trovo un giudizio affrettato, un po’ come il giudicare il meteo di una regione dal micro clima di una località. Reale ma parziale.

Della necessità di pervenire alla maturità digitale ne ho parlato in precedenza e mantengo la medesima opinione: “La rivoluzione digitale è in atto, e per le aziende non si tratta solo di una nuova sfida, ma di una necessità, finalizzata a evolvere e sopravvivere in un mercato sempre più aperto e veloce”.

Quindi rispetto e ammiro l’altrui capacità di fare impresa continuando a ritenere che per una azienda sia necessario conoscere la realtà digitale quanto essere in grado di gestirla “cum judicio”.

Per fare questo vi sono quattro assi cardini essenziali:

  • un sito ben fatto ovvero un portale non necessariamente colmo di contenuti ma chiaro, fruibile e con una alberatura intuitiva per ricercare le informazioni. Ricordate che la difficoltà spegne l’entusiasmo e che non tutti gli utenti hanno le medesime competenze e conoscenze. Inoltre è sempre gradito che al suddetto venga pure applicato il non scontato concetto di Responsive Web Design, vale a dire che sia correttamente visualizzabile sia su smartphone che tablet onde evitare la spiacevole sensazione di visione a periscopio o di pagina lampeggiante;
  • email marketing: troppo spesso canale di contatto abusato e sfruttato male mentre rappresenta una vera opportunità. Certo va strutturata e differenziata nelle proposte e nei contenuti perché concepita e tarata sia verso clienti esistenti che ai nuovi. Per allacciarsi al punto precedente, un sito ben fatto deve sempre fornire multiple possibilità di iscriversi alla newsletter così da poter creare un rapporto con il cliente sia esistente che potenziale;
  • una app forse non è necessaria per ogni azienda ma se si decide di svilupparla deve sempre rispondere alla logica di essere facilmente consultabile e permettere una interazione intuitiva, ovviamente senza trascurare il fatto che le notifiche di questa vengono lette più velocemente e con più attenzione;
  • social media: tema fortemente dibattuto perché il giudizio oscilla tra entusiasmo e diffidenza. Necessari ma non di immediata percezione perché una presenza efficace richiede impegno e dedizione. Inoltre richiede una adeguata formazione ai dipendenti e una correlata educazione ai clienti. La vera nota dolente risiede proprio nel fatto che non permetta risultati immediati, specie a livello di Roi.

Premessa che faccio sempre alle aziende per evitare i facili entusiasmi di chi vi si avvicina con l’idea che basti semplicemente creare un account e poi tutto va da sé. Ci vogliono tempo e costanza e per inciso, tale gestione è ancora più utile a patto di non ritenere che il social network sia una mera appendice del sito ufficiale oppure l’ennesima formula di servizio clienti.

La domanda resta sempre la stessa: tali strumenti servono realmente? Sì.

Forse non tutti e forse nemmeno tutti contemporaneamente visto e considerato che ogni azienda ha il suo orientamento e talvolta un suo “microclima” specifico ma servono e stanno diventando sempre più il biglietto da visita di ogni azienda.

Alla fine della fiera forse internet non è la risposta così come spesso è la domanda stessa a essere mal posta. Di certo è un mezzo che va compreso ancor prima di essere sfruttato

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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