Twitter è morto?

di Massimo Marigo - 11 settembre 2015

Twitter è morto? O forse sono io che non mi ci sento più tanto bene?

La domanda sta affiorando da un po', sotto traccia, come delle piccole increspature sul pelo dell’acqua nella vita social degli utenti ed è più articolata di quanto possa sembrare.

Fatto salvo il “dilemma morettiano”, riveduto e corretto del “mi si nota di più se non twitto oppure se vengo e mi metto in disparte”, le critiche sono sempre più diffuse e così la netta sensazione che le piattaforme si stiano assomigliando un po’ tutte e senza distinzione non c'è identificazione.

Nel corso del tempo, il social del cinguettio ha dovuto modificarsi e adattarsi per conquistare sempre più pubblico e quindi aumentare i profitti, come ogni azienda che si rispetti, ma, opinione personale, senza innovarsi di pari passo.

I capisaldi del successo sono stati fin da subito:

  • Il necessario obbligo alla sintesi legato ai 140 caratteri;
  • La possibilità di interagire con chiunque senza l’obbligo “dell’amicizia” quindi il pregio di poter abbattere le distanze;
  • Il filtro alle ricerche mediante hashtag;

Quindi veloce, sintetico e diretto.

La creazione e l’utilizzo di liste tematiche e personalizzate ha contribuito inoltre alla sua fortuna perché con uno strumento tanto semplice quanto mirato si è data la possibilità di filtrare argomenti e utenti di interesse, anche senza il “follow”.

Questo ha permesso di organizzare ricerche e di tener sotto controllo non solo argomenti ma anche gli account ritenuti più interessanti senza dover scorrere costantemente la propria timeline o meglio TL, utilizzando l’acronimo corretto, operazione poco efficace quando si seguono molti utenti.

In sintesi :le cerchie, il live tweeting dei programmi Tv, in special modo talent, eventi sportivi e sociali oltre alle news e avvisi in tempo reale sono ancora dei buoni cavalli di battaglia vista la velocità di diffusione e di reazione.

Purtroppo, raggiunto il successo, questo non basta più anzi viene dato per scontato e la ricerca di novità non sempre produce effetti.

Un esempio è stato il lancio di Periscope, vale a dire una applicazione per fare video streaming presentata con un grande traino pubblicitario ma che, a mio parere, ha avuto due evidenti errori di gestione:

  • Il lancio ha privilegiato l’uso in anteprima dato a personaggi del mondo dello spettacolo, rimarcando lato e uso ludico dell’applicazione a discapito del lato social. Pensare di coinvolgere giornalisti o creativi oppure un contest avrebbe, mia opinione, ampliato interesse e possibilità
  • Un lancio in grande stile prevedendo la disponibilità solo per un sistema operativo (IOS),ha attratto solo una fetta di pubblico, cristallizzandola e privandosi del vantaggio di fornire uno strumento che fa della creatività e dei contenuti il veicolo principe per diffondersi e generare traffico.

Certo, comprendo alcune logiche che portano ad assomigliare a social rivali ma la china intrapresa ha non pochi lati oscuri perché troppo simile diventa “uno vale l’altro” quindi si ritorna alla scelta della piattaforma di condivisione più usata da chi conosciamo e frequentiamo come all’affacciarsi dei primi social network.

Lancio due previsioni:

  • non escludo si affaccino avversari in corso. Tra questi LinkedIn si sta orientando, sebbene ancora molti ne fanno un utilizzo di pura presenza che di efficacia, a diventarlo per clientela business.
  • l’interessamento di Google aprirebbe uno scenario nuovo con strategie e marketing di integrazione potenzialmente enormi. Basti pensare all’integrazione di Periscope con il proprio canale di YouTube.

Twitter non è ancora morto ma deve stare attento a chi è e cosa vuol diventare.

 

Massimo Marigo

@massimomarigo

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