Anche nei social media ci vuole l’X Factor

di Massimo Marigo - 12 novembre 2015

“Anche quello che sembra fatto a caso, non è per caso”. La gestione dei social media è apparentemente facile e intuitiva.

Innanzitutto, si ascoltano le esigenze del committente; poi si delinea una strategia, si preparano i contenuti e quindi si fa una previsione dei risultati. Spiegare questa dinamica è compito del digital strategist, mentre il social media manager la va ad applicare.

Va da sé che la prima difficoltà con il cliente consista nel trovare il modo più semplice per renderla chiara ed intellegibile, districandosi tra entusiasmi e diffidenze.

Una volta tanto viene in aiuto la televisione. La cara vecchia Tv? Si ed è presto detto come.

Nella nuova stagione di XFactor, uno dei giudici, Elio degli “Elio e le storie tese”, ha iniziato ad approcciarsi ai social in un modo così surrealmente geniale da poter diventare un case history.

Avverto la domanda in sospeso: come può un talent essere da esempio per le aziende, e non solo, che vogliono entrare nel mondo dei social media? Visto e considerato che esserci o non esserci non è più solo una opzione?

Una prima analisi porta a un quadro tipico nel quale è possibile riconoscere:

  • un soggetto, azienda, brand o PA che sia;
  • un ambiente competitivo, nel quale proporre le proprie capacità e/o prodotti;
  • la necessità di comprendere e decidere il modo migliore per valorizzarle e proporli;
  • il canale più adatto e vantaggioso per farlo;
  • ottenere un Roi.

Nello specifico, il giudice Elio sta utilizzando, di settimana in settimana, un social diverso, come gli è stato suggerito, per poi decidere quale gli sia più congeniale e proficuo.

Il suggerimento è stato ben dato, infatti ogni social network ha, sebbene gli utenti possano essere i medesimi, un pubblico distinto e differente per utilizzo e interesse ai contenuti e al modo nel quale vengono proposti. Infatti, come ho scritto in un precedente articolo, “I social media si assomigliano tutti?” ma non sono, (ancora direbbe qualcuno) uguali.

Tale gestione si può replicare, con le ovvie e dovute differenze e declinare su aziende, brand e PA.

Anticipo alcune le perplessità e critiche più diffuse:

  • una azienda non ha tempo per fare tentativi;
  • non può investire senza un ritorno;
  • non è il periodo giusto.

Comprendo bene le difficoltà e mi permetto di fare una considerazione con un esempio che tutti abbiamo sotto gli occhi. Qual è il Roi di una tazzina di caffè? Il suo prezzo certamente e... qual è il ROI di un bar accogliente? Quella di un personale gentile e sorridente in grado di propormi anche altro? Si possono quantificare a priori? Io non credo.

Si possono però sviluppare e accentuare per ottenere un risultato dai margini più ampi, sia in termini di ricavi che di fidelizzazione.

Da digital strategist, prima ancora della gestione da social media manager, parto da un assunto che, personalmente, trovo efficace: sono qui per raccontarvi una storia: la vostra.

La scelta del giusto canale social passa attraverso domande, analisi e un pizzico di intuizione, aiutato dall’esperienza, in grado di accompagnare il cliente nelle sue idee e suggerirne risvolti nuovi o differenti da utilizzare per creare un ventaglio più ampio di possibilità. Ovviamente più ampio non vuol dire dispersivo.

Tornando all’esempio fornito dalla gestione del “ giudice Elio”, la chiosa viene di conseguenza: provate i diversi social, anche senza creare un account, date loro una occhiata e lasciate che il vostro digital strategist vi aiuti a individuare quello che vi si confà.

A ognuno il suo social, senza però sottostimare gli altri perché essere presenti su più network richiede sì cura e attenzione, ma allo stesso tempo permette di utilizzare strategie diverse, capirne la resa e veicolare servizi e prodotti in modo più mirato.

Il fine ultimo è sempre raggiungere un risultato, ricordando che i suddetti non sono meri canali di vendita ma il miglior modo per creare un bacino di utenti in grado di parlare bene di noi e del nostro operato e di segnalare quello che non funziona o non piace, permettendoci di correggere il tiro tarando azioni e investimenti in modo efficiente ed efficace.

Quindi, nulla è a caso e nulla è per caso, anche quando può sembrare.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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