Che cosa insegna il caso Tesla

di Massimo Marigo - 18 aprile 2016

Tesla insegna. Il pensiero mi è sorto spontaneo, dopo il successo della presentazione del nuovo modello: il Model 3. Ma andiamo con ordine.

Per chi non la conoscesse, Tesla Motors è un marchio di auto statunitense nato nel 2003 che progetta e vende solo auto elettriche e questo, combinando ecologia, innovazione e libertà dai combustibili fossili è decisamente il nuovo filone d’oro del mercato.

Non molto tempo fa, in un mio precedente articolo sulle auto Smart e Green usai, ne sono ancora convinto, queste parole: “Tra queste una azienda ha fatto della innovazione, del design e della riconoscibilità un brand famoso a livello mondiale con un principio semplice, vale a dire che auto elettrica voglia dire anche auto bella. Sto ovviamente parlando di: Tesla”.

Spesso questa  azienda è stata, da molti, paragonata ad Apple sebbene siano altrettanti quelli che  dissentono  considerando il mercato dell’automotive troppo diverso e complesso per accettare tale paragone.

Diciamo che entrambe le affermazioni hanno ragione di essere.  Se da un lato Apple deve molto al genio visionario ma concreto di Steve Jobs, così Tesla deve altrettanto allo spirito innovatore del suo ceo Elon Musk. Inoltre è facilmente intuitivo come per entrambe, il concetto di rendere bella la tecnologia sia stato il verbo sul quale fondare il proprio mondo prima ancora della propria azienda.

Entrambe inoltre hanno saputo creare un brand dalla grande riconoscibilità e forza evocativa e una fidelizzazione che, talvolta, sfiora i limiti del religioso.

Per converso il mercato delle automobili è difficile anche per le case storiche e, sebbene coronato dal successo di più di 320mila preordini, è chiaro come pure Tesla abbia dovuto decidere di mutare pelle e aprirsi alla ricerca di una fascia di clienti più ampia proprio con la succitata Model3.

È intuitivo come si sia valutato che, in prospettiva, l’esclusività di ModelS, del quale resto un estimatore, e della roadster, non sarebbero bastati a garantire alla casa automobilistica un futuro prossimo sicuro, specie se in questo sia Google che Apple stessa stanno iniziando a testarne l’entrata.

Si è trovata al bivio ed è questo uno degli insegnamenti con il quale molte  aziende devono, prima o poi, confrontarsi e affrontare: evolvere cercando di non snaturare se stessi. Qualunque sia la nuova condizione, riuscire a rimanere fedeli a se stessi cambiando resta la sfida più difficile da superare ma anche quella più necessaria.

Per molti ma non per tutti diceva una vecchia pubblicità. In tal caso correggerei con un “per tanti”, visto che la scelta di fissare un prezzo molto allettante di 35.000 dollari è tarato sul mercato Usa quindi in Europa ed in Italia vanno fatte alcune specifiche.

Per inciso, calcolando, almeno per l’Italia, la presenza dell’iva che va aggiunta anche nel mercato Usa, le spese di trasporto, eventuali dazi doganali e qualche optional, sono più incline a ritenere il prezzo di 45.000 euro abbastanza verosimile. Del resto, se ordini oggi una auto che ti verrà consegnata nel 2017, lo fai perché ė ben più di un semplice autoveicolo.

La Tesla, questa la forza del suo brand, è un concetto e un ideale che superano le logiche standard.

È il piacevole snobismo di guidare il futuro.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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