Sei gradi di separazione social (parte quinta)

di Massimo Marigo - 24 maggio 2016

“Il marketing tradizionale parla alle persone, il content marketing parla con le persone”, Doug Kessler.

La cartina di tornasole di un efficace content marketing, che sia un un post, un tweet, un video oppure un podcast, deve sottostare a tre criteri fondamentali:

  • è appropriato?
  • È misurato?
  • È utile?

Ne aggiungo un quarto: incuriosisce a lungo?

L’abitudine ai social media ha da subito  aumentato la curiosità di tutti noi in modo vertiginoso. Così tante informazioni, siti, commenti, approfondimenti da perderci il sonno salvo poi entrare nella fase “troppo diventa faticoso” e affidarci alle abitudini e quindi giungere all’effetto contrario.

Ho infatti detto incuriosisce non colpisce e non a caso.

Si tratta quindi di un contenuto sul quale l’utente decide dapprima di investire il suo tempo e magari poi è spinto a diffonderlo a sua volta.

Il contenuto che colpisce e basta si consuma nello tempo di una candela di compleanno.

Entrando nello specifico:

  • è appropriato? Do per assodato il tema relativo al fatto che il contenuto soggiaccia alle buone abitudini di buon senso e regole di coerenza con l’azienda che rappresenta ma tale termine si presta a valutazioni più ampie. Mi spiego meglio: il contenuto appropriato segue e deve anticipare le esigenze dell’utente finale e quindi del cliente attuale o potenziale che sia. Quindi, il suddetto contenuto viene plasmato e reso sempre più personale e mirato;
  • è misurato? ovvero c'è un costante controllo e monitoraggio dei dati che lo riguardano?. Decidere quando pubblicarlo, stimolarne la diffusione, verificare su quali canali ottiene i risultati di visualizzazione, interazione e interesse maggiore serve a perfezionarne l’effetto e i risultati;
  • è utile? Ovvero fa parlare dell’azienda oppure dei prodotti? Stimola gli utenti a valutare l’operato dell’azienda stessa sotto profili etici e sociali? Siamo all’interno di un ambiente tanto vasto quanto ravvicinato e vedere che una azienda conosca e si confronti con la realtà sociale intorno a lei può dare dei vantaggi. Le feste pubbliche, gli eventi sportivi, quelli nazionali e internazionali sono un bel modo per fare presenza e dimostrare attenzione al mondo che ci circonda. Ovviamente, in tali casi, vanno soppesate le azioni e i contenuti per evitare l’effetto contrario. Pensate semplicemente all’effetto negativo di una comunicazione sbagliata che dia anche solo la percezione di una tentata pubblicità gratuita e opportunista.

Tutto questo, all’osservatore disattento, sembra competenza esclusiva del marketing invece vi dico che per ottenere risultati proficui e duraturi vi servono essenzialmente due figure:

  • digital strategist;
  • data scientist.

La gestione del marketing è sempre più dipendente e collegata all’utilizzo della tecnologia.

Tale necessità avviene non solo per il bisogno di strumenti sempre più precisi e affidabili ma anche per ottenere una più corretta interpretazione dei dati raccolti.

Ogni azienda ha da sempre strutturato una profilazione e segmentazione del proprio portfolio clienti ma per raggiungere un livello superiore e soddisfare quanto anticipare i bisogni, con tempi sempre più rapidi, serve la personalizzazione ovvero utilizzare il Data driven marketing.

La qualità di tale scelta si traduce nel fatto di avere la capacità di raccogliere, integrare e interpretare i dati che ogni azienda raccoglie quotidianamente e individuare le azioni più mirate.

Io lo definisco metamarketing, ovvero nella mia personale accezione: una visione di marketing, capace di osservare il mondo attorno a sé, rapportandovi l’offerta ai diversi soggetti sulla base delle loro esigenze continuative e delle precipue peculiarità.

Questa filosofia di vendita, rispondendo alle esigenze che ho indicato in precedenza, necessita dell’interazione tra le tre sfere di competenza essenziali.

  • la sfera creativa del marketing;
  • la sfera interpretativa del data scientist;
  • la sfera propositiva del digital strategist.

Mi ripeto e vi invito a guardare in casa vostra con occhi più interessati: ogni azienda ha un “tesoretto” di dati che può e deve imparare a sfruttare e rivalutare appieno.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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