Sei gradi di separazione social (ultima parte)

di Massimo Marigo - 30 maggio 2016

Non permettere alle attese di diventare una abitudine. Nei sei gradi di separazione social, abbiamo percorso un itinerario il quale ha inizio con la scelta, da parte di una azienda, associazione, PA, di salpare le acque del mare magnum del web valutando quale tipo di imbarcazione e propulsione scegliere, quali e quante provviste imbarcare e quale rotta solcare.

Il sesto grado chiude il cerchio tornando all’origine: che ti senta o meno Cristoforo Colombo serve che il committente decida di investire tempo, energie e denaro.

Il sesto grado è l’ambiente.

Non quello che troviamo attorno a noi ma quello che decidiamo di creare perché questo fa una azienda innovativa e previdente.

A creare e ottenere tale contesto contribuiscono tutti: management, dipendenti di ogni area e anche i clienti con le loro preziose e spontanee indicazioni.

Innanzitutto prima si guarda in casa creando un ambiente nel quale i processi, i flussi e i differenti reparti possano collaborare e scambiarsi idee con continuità.

Va da sé che un imprenditore oppure un manager possa stimolare tutto ciò solo prevedendo un budget da investire e interessando il lato It per valutare la fattibilità di ogni proposta con le infrastrutture presenti.

Certo, non tutte le idee diventano reali o trovano applicazione ma limitarsi non funziona e non è di certo utile.

Delle sperimentazioni in ambiti ristretti oppure delle business simulation mirate sono una buona soluzione per testare nuovi prodotti, flussi e pure modalità di vendita.

Per ottenere risultati vanno osservati e incentivati tre punti fondamentali, formazione, gratificazione e condivisione:

  • formazione non addestramento come comunemente viene da pensare. La formazione punta ad aumentare le competenze dei singoli e svilupparle non solo relativamente all’ambito di occupazione ma all’intero ambito aziendale di modo da essere estese sia ai colleghi che all’intero ambiente lavorativo;
  • gratificazione: un antico proverbio svedese dice: “nutri bene il tuo servo e la tua mucca darà più latte”; non penso sia necessario aggiungere molto altro per rammentare che il benefico e potente valore della gratificazione porta a stimolare una positiva competizione nell’ambito dell’ambiente di lavoro. Individuare, dare evidenza e magari riunire team di persone motivate, dosando e valorizzando con il giusto equilibrio crea un effetto emulazione che porta a ottenere un buon ambiente e buoni risultati. Facile? No di certo, ma utile e necessario;
  • condivisione: le idee, le strategie, i risultati ottenuti e anche quelli non pienamente riusciti. Questo approccio da a tutti i componenti la percezione di cosa funzioni, cosa vada rivisto e di un percorso comune intrapreso e da percorrere.

Ultima ma essenziale dinamica da osservare è la misurazione dell’innovazione.

Il tempo impiegato per i test, per la formazione, il budget stimato e poi realmente stanziato, i risultati ottenuti, i processi modificati e quelli da modificare, tutto questo deve sempre restare sullo sfondo ma presente.

Una azienda innovatrice sa bene che le idee non sono un costo e che la loro realizzazione da un profitto.

Alla fine della fiera, proprio per questo non va sottovaluta l’organizzazione ma ricordato che è sempre questione di bilanciamento.

Senza idee nuove non si può innovare ma senza organizzazione non si possono creare idee.

 

Massimo Marigo

@massimoemme

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