Il geoblocking ostacola lo sviluppo dell’e-commerce in Europa. La proposta della Commissione europea per contrastare il fenomeno.

di Giorgio Trono - 4 novembre 2016

La Commissione europea nel settembre 2016 ha pubblicato un rapporto preliminare sullo stato dell’e-commerce all’interno dell’Unione

Il report analizza la vendita sia di beni fisici che di beni digitali e si basa sulle informazioni raccolte presso 1.800 stakeholders oltre che sulla analisi di circa 8000 contratti di distribuzione.

Una delle conclusioni alle quali è giunta la Commissione al termine di questa analisi è che il geoblocking è tra le cause che ostacolano il pieno sviluppo dell’e-commerce in Europa.

Il geoblocking è una pratica commerciale che consiste in una serie di limitazioni e di barriere che sono imposte dagli e-commerce ai loro clienti e sono basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza o di domicilio dei clienti stessi.

Ad esempio, un sito web può:

• impedire l’accesso a utenti residenti in un diverso paese;

• impedire di comprare beni o scaricare contenuti digitali a chi risiede in un paese estero;

• non offrire la consegna dei beni fisici in determinati paesi;

• applicare prezzi differenti a seconda del paese di residenza del consumatore.

Nel report della Commissione europea si mette in evidenza che molte di queste restrizioni trovano la loro fonte negli accordi di distribuzione sottoscritti tra produttori dei beni e distributori.

Per quanto riguarda i beni fisici, la limitazione più diffusa è relativa al prezzo: i produttori impongono cioè ai distributori il prezzo al quale il bene deve essere venduto nei vari paesi dell’Unione europea.

Un altro tipo di limitazione imposta più di frequente dai produttori riguarda il tipo di marketplace su cui il bene può essere messo in vendita e che deve rispondere a determinati criteri di qualità.

Anche la distribuzione di beni digitali è interessata da pesanti restrizioni imposte dai titolari dei diritti d’autore.

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La Commissione europea sottolinea come queste restrizioni possono essere basate sulla tecnologia utilizzata, per cui un determinato contenuto può essere distribuito ad esempio solo in streaming.

La restrizione può anche essere territoriale. Ed è proprio a causa di una restrizione di questo tipo che il titolare di un abbonamento Sky quando si trova all’estero non può vedere tramite Sky go una partita di calcio.

A fronte di questa situazione svantaggiosa per i consumatori e, quindi, per favorire la vendita di beni e la fruizione di servizi su scala transnazionale, la Commissione Europea nel maggio del 2016 ha avanzato una proposta di regolamento che prende di petto la pratica del geoblocking. 

Questa proposta in primo luogo vieta il blocco dell’accesso ai siti web e il reindirizzamento dei clienti dalla versione di un paese a quella di un altro. Si prevede, al contrario, che un eventuale reindirizzamento debba essere approvato in modo esplicito dall’utente.

La proposta esamina poi alcuni casi specifici, nei quali una discriminazione per motivi connessi con la nazionalità o il luogo di residenza o di stabilimento dei clienti non è ammessa.

Il primo di questi casi è quello in cui l’operatore vende beni la cui consegna transfrontaliera non viene effettuata da lui o per suo conto nello Stato membro di residenza del cliente.

Il secondo caso riguarda la fornitura di servizi tramite mezzi elettronici, ad esempio servizi di cloud computing, archiviazione dei dati, hosting di siti web, sempre che non vengano in gioco questioni legate al diritto d’autore.

Terza ipotesi in cui vuole essere vietata la discriminazione è quella in cui l’operatore fornisca servizi e il cliente li riceva nella sede dell’operatore o in un luogo diverso dallo Stato membro di cui il cliente è cittadino o in cui ha il suo luogo di residenza o di stabilimento. Si tratta di servizi quali ad esempio l’alloggio in alberghi, le manifestazioni sportive, il noleggio auto e la vendita di biglietti d’ingresso per festival musicali.

Questa proposta di regolamento si inquadra in un contesto più ampio di iniziative legislative – come quella che vuole favorire la consegna transfrontaliera dei beni a prezzi più bassi degli attuali o quella volta a garantire protezioni maggiori ai consumatori – tutte volte al raggiungimento dell’obiettivo ultimo della Commissione europea: la creazione di un single digital market europeo.

Prossima tappa sarà una proposta legislativa, che dovrebbe essere presentata nel 2017, volta a semplificare il sistema VAT. 

Giorgio Trono Avvocato

@giorgiotrono

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