Zaleski e il lessico del Governatore

di Beniamino Piccone - 29 luglio 2013

Quando i banchieri centrali parlano, non usano il linguaggio comune. Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco non fa eccezione. Le parole sono ricercate. Nessun rimbrotto particolare. Ma dall'esegesi attenta del testo, se ne possono trarre lezioni importanti. E se ne puo' dedurre l'incisività del lessico del Governatore.

Nel suo recente intervento all’Assemblea dell’ABI, il Governatore scrive: “Dallo scorso gennaio è entrata in vigore la normativa sulle operazioni con parti correlate. La disciplina intende riparare la banca dai possibili conflitti di interesse con soggetti ad essa strettamente legati; rappresenta il necessario contrappeso all’allentamento dei vincoli al rapporto banca-industria previsto dalle regole europee. I limiti entro i quali vanno contenute le esposizioni nei confronti di ciascuna parte correlata sono calcolati con riferimento sia al credito erogato sia alla partecipazione detenuta dalla banca nell’impresa. Le procedure deliberative su questi temi richiedono trasparenza, correttezza e un’adeguata motivazione delle decisioni. Le banche devono applicare le nuove regole in maniera scrupolosa. La Vigilanza valuterà l’adeguatezza dei presidi adottati; quando necessario, interverrà anche imponendo limiti e condizioni più stringenti alle operazioni con parti correlate”.

Qualche esempio di parte correlata? Zaleski, Zunino e Ligresti negli scorsi anni hanno ricevuto – mentre erano consiglieri dei cda di istituti bancari – nove miliardi dal sistema bancario italiano, nonostante la già evidente difficoltà.

Il Bollettino economico di Bankitalia di luglio evidenzia che gli impieghi complessivi del sistema bancario alle imprese sono pari a 848.352 miliardi di euro (meno 3,6% sui 12 mesi). Su uno stock di 848 miliardi, 9 miliardi di esposizione a favore di soli tre soggetti sono l'1,06 per cento. È tanta roba.

Si conferma che – se si è grandi a sufficienza – più si va male, più si viene finanziati. Gli intermediari creditizi, per paura di prendere in una botta sola una perdita su crediti, preferiscono soluzioni più soft, dove il debitore ha la meglio. Anche per i gruppi industriali vale il motto too big to fail.

A me torna in mente una superba definizione di Sergio Siglienti, che definì “debitori di riferimento” i membri dei consigli di amministrazione delle banche a sua volta finanziati dalle banche stesse. Ecco il problema. Per anni in Italia abbiamo avuto “debitori di riferimento”, invece che seri “azionisti di riferimento”.

Siamo d’accordo con Luigi Zingales che scrive: “La crisi che stiamo vivendo non è solo una crisi di finanza pubblica, ma anche una crisi del nostro sistema economico: un capitalismo relazionale che negli anni si è trasformato in capitalismo clientelare e corrotto. Un sistema che uccide la meritocrazia, soffoca l'innovazione e il ricambio generazionale, e favorisce la corruzione. Un sistema che spinge i migliori talenti a emigrare e spreca o corrompe quelli che per amore rimangono in Italia. Un sistema che lentamente sta uccidendo il nostro Paese”.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


0 Commenti :

Commento

Captcha

BENIAMINO PICCONE

/media/4982327/piccone.png
STORIA ECONOMICA
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

Economia
Il Censis certifica le disparità intergenerazionali
16 gennaio 2017
Economia
Lo schiaffo dei giovani al referendum un segnale per i prossimi governi: basta sussidi ai pensionati agiati
19 dicembre 2016
Economia
Nella pubblica amministrazione si premia la presenza. E la produttività?
13 dicembre 2016

ARCHIVIO