Lavoro, dati americani e disoccupazione

di Beniamino Piccone - 22 luglio 2013

Quando una volta al mese escono – di venerdì – i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti, state certi di vedere aumentare la volatilità. L’attesa dei dati alle 14.30 europee è spasmodica. I trader non possono assolutamente allontanarsi dal desk.

È notizia di pochi giorni fa che l’agenzia Reuters fa pagare un extra fee ai migliori clienti che possono avere i dati in anticipo di due minuti, un’enormità nella frenesia di oggi.

Venerdì 5 luglio sono stati quindi pubblicati i dati del mese di giugno negli States. Il Financial Times ha titolato "robust jobs growth, bolster case for Fed tapering": a fronte di dati buoni sulla crescita economica americana, è probabile che la Federal Reserve guidata da Ben Bernanke interrompa il Quantitative Easing (QE), ossia l’acquisto mensile di titoli pari a 85 miliardi di dollari. Tanta roba.

Un mio allievo mi ha scritto il venerdì sera per segnalarmi la bassa qualità dei posti di lavoro in America: “Lei prof. ci ha insegnato a leggere le notizie con occhio critico e a scavare come disse C.A.C. (Carlo Azeglio Ciampi, ndr) quindi vediamo da dove vengono tutti questi nuovi posti di lavoro! 

  • il 40% dei posti di lavoro (75mila) riguarda il settore Leisure & Hospitality, il meno pagato di tutti gli impieghi considerati dal report;
  • il 20% viene dal settore retail, i commessi (37mila);
  • il 12% dal settore education e lavori stagionali (temporary jobs) (23mila).


Quindi il 72% dei nuovi posti di lavoro proviene dai settori "peggiori" in termini di salario, 135mila su 195mila totali e il settore manufatturiero ha perso 7mila posti di lavoro a giugno!
 
Da inizio anno solo 130mila full-time jobs sono stati creati, contro 557mila part-time jobs”.

Non sono dello stesso avviso del mio studente. Sono invece d'accordo con il ministro del lavoro tedesco Frau Von der Leyen, che ha spiegato come un lavoro purchessia è meglio di stare a casa (sembra peraltro un omaggio postumo a Catalano). E ha aggiunto: “La Germania 10 anni fa era il malato d’Europa, con 5 milioni di disoccupati. Abbiamo dovuto riformare molto. I due pilastri della svolta? La riforma ha reso più flessibile un mercato del lavoro molto rigido, e ha rivoluzionato il sistema dei servizi all’impiego. A chi è disoccupato per prima cosa offriamo un lavoro o un corso di formazione, in passato c’era solo il sussidio. Il personale dei servizi all’impiego è tenuto a eliminare gli ostacoli che ci sono tra la persona disoccupata e il posto di lavoro”.

È chiaro che i centri dell’impiego funzionano poco e male. E il personale presente non è adeguato per dare indicazioni concrete a coloro che cercano lavoro. Allora diamoci da fare e riformiamo i centri per l’impiego, che oggi trovano lavoro a solo il 5% dei nuovi occupati.

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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