Il podestà forestiero e l’incapacità di Mario Monti

di Beniamino Piccone - 22 settembre 2013

Nell’agosto 2011 Mario Monti, allora presidente dell’Università Bocconi, scrisse sulla prima pagina del Corriere della Sera: “Nelle decisioni imposte dai mercati e dall'Europa, tendono a prevalere le ragioni della stabilità rispetto a quelle della crescita. Gli investitori, i governi degli altri Paesi, le autorità monetarie sono più preoccupati per i rischi di insolvenza sui titoli italiani, per il possibile contagio dell'instabilità finanziaria, per l'eventuale indebolimento dell'euro, di quanto lo siano per l'insufficiente crescita dell'economia italiana (anche se, per la prima volta, perfino le agenzie di rating hanno individuato proprio nella mancanza di crescita un fattore di non sostenibilità della finanza pubblica italiana, malgrado i miglioramenti di questi anni). L'incapacità di prendere serie decisioni per rimuovere i vincoli strutturali alla crescita e l'essersi ridotti a dover accettare misure dettate dall'imperativo della stabilità richiederanno ora un impegno forte e concentrato, dall'interno dell'Italia, sulla crescita”.

Viene il pessimismo. Neanche Monti è riuscito a intaccare con riforme strutturali la spesa pubblica italiana, che cresce inesorabilmente da più di cinquant’anni. Nelle Considerazioni Finali, il Governatore della Banca d’Italia di allora, Paolo Baffi – il Governatore della Vigilanza – quantificò il crescendo della spesa corrente: 33% del Pil nel 1954, 36% nel 1954, 36% nel 1964 e 42% nel 1974 per balzare al 50% nel 1976. Al crescere del disavanzo corrente corrispose la crescita del debito pubblico. Baffi puntualizzò: le politiche sociali furono concepite e realizzate con l’obiettivo di estendere i benefici della sicurezza sociale “senza un’analisi rigorosa di mezzi e fini [...] creando oneri insopportabili per l’Erario e per le unità produttive, al di là delle finalità sociali che si intendono perseguire”.

Quando nel novembre 2011 Berlusconi si è dimesso e Napolitano ha dato l’incarico a Mario Monti, tutti abbiamo pensato: “Allora metterà in pratica quello che scrive sul Corriere, si impegnerà in modo forte e concentrato sulla crescita”. Non ce l’ha fatta, ahinoi.

E ora ci tocca sperare in Letta e Saccomanni. Ma quando si tratta di tagliare, stanno tutti alla larga.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


1 Commenti :

Inviato da Nicola D'Orazio il 28 settembre 2013 alle 18:07

Abbia pazienza Professore ... ma ESM, Fiscal Compact, Sovranità Monetaria ... Le dicono proprio nulla?

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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