Napoleone e la pubblica amministrazione italiana

di Beniamino Piccone - 1 ottobre 2013

Nel suo La quarta libertà. Come padroneggiare la pubblica amministrazione, l’economista Luca Meldolesi, da molto tempo impegnato a riformare la pubblica amministrazione, affronta in un paragrafo chiave l’eredità napoleonica della nostra pubblica amministrazione.

Così scrisse Napoleone nel 1811: “Ho bisogno dei parapetti, perchè la mia fiducia poggia più solidamente sulla severità delle regole che sul carattere degli uomini. Ne impiego molti, ma non li conosco certo a fondo. Quindi devo fidarmi. E sia per me che per loro, è più sicuro metterli nell’impossibilità di commettere abusi”.

Dobbiamo partire da Napoleone per capire come mai la nostra PA è autoritaria. Napoleone sosteneva che non è possibile né necessario conoscere a fondo i propri collaboratori. È sufficiente basare l’amministrazione sulla severità delle regole. Sono le regole a impedire di commettere abusi.

Se negli Stati Uniti l’agire amministrativo si basa sulla fiducia fino a prova contraria, da noi il rapporto PA-singolo dipendente si basa sulla sfiducia, sulla mancanza di fiducia.

E, per coerenza, il rapporto cittadino-PA è profondamente oppositivo e pervaso da sfiducia. L’ultimo racconto di Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera è emblematico. Per registrare un contratto di locazione, lo hanno tirato scemo. 

L’appiattimento dei dipendenti sulle regole ha una conseguenza decisiva: un’amministrazione con il culto delle competenze della pura legittimità degli atti, che ha alcun interesse per il perseguimento dei risultati.

Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che la routine oppressiva imposta da regole ripetute mille volte ha un effetto deprimente sulla produttività del dipendente.

L’efficacia e l’efficienza non sono tenute assolutamente in conto. Solo la legittimità è importante. Il corollario di tutto ciò è la sudditanza del cittadino, che si sente veramente un servo al servizio della PA.

Non si può non concordare con la chiusura di Ichino che scrive: “Che stupido, questo Stato! Quanto più volentieri pagheremmo le tasse, se avessimo la sensazione che l’amministrazione pubblica si comporta verso di noi con la stessa diligenza, sollecitudine e buona fede che da noi essa pretende!”


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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