La fiducia e il rapporto con lo Stato

di Beniamino Piccone - 7 ottobre 2013

In Italia il rapporto con lo Stato è fondamentalmente oppositivo. La fiducia del cittadino verso lo Stato e gli organi rappresentativi è sempre più bassa. Ogni giorno si può toccare con mano come il funzionamento degli uffici pubblici mini alla radice la fiducia del cittadino-contribuente.

“Manca proprio quella fiducia in qualcosa che chiamerei bene comune”, ha detto il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi: “La crisi morale e culturale che l’Occidente vive dipende dal fatto che non crede più nel bene comune. Oggi tutti cercano la felicità. Ma essa è un fatto individuale: la mia felicità può essere l’infelicità per gli altri”.

Io credo che un ruolo ce l’abbia il carattere italiano, frutto di secoli di dominazione straniera. Noi aspettiamo sempre che qualcuno ci venga a salvare.

Secoli di dominazione straniera hanno generato diffidenze radicate tra pubblico e privato, dove il primo vede il cittadino come un suddito da spolpare e il secondo vede lo Stato come un nemico da cui difendersi, che nel passato lo ha vessato e sopraffatto.

La sfiducia sociale ha come effetto la produzione ingovernabile e continua di norme scritte. Visto che non ci si può fidare della controparte, allora prevediamo una norma che definisca tutto. E si entra nel ginepraio burocratico dove neanche il consigliere giuridico del presidente del consiglio riesce a smarcare.

Nelle società dove è alta la fiducia sociale, il controllo è orizzontale e diffuso, non c’è bisogno di norme per blanidre i comportamenti non cooperativi. Le regole sono poche e chiare – patti chiari e amicizia lunga, si potrebbe chiosare.

Ha ragione Angelo Panebianco nel dire che dove “il sospetto reciproco è endemico, il controllo sociale e orizzontale è impossibile. Viene sostituito dal controllo veritcale (e formale), esercitato dalla autorità attraverso l’emanazione di diktat sotto forma di norme scritte. Alla mancanza di fiducia sociale si tenta di sopperire a colpi di “diritto positivo”. Si arriva a punto dove il caos normativo non fa che accrescere la sfiducia sociale.

La strada per il cittadino per emanciparsi dalla condizione di suddito è ancora lunga. “It’s a long way to Tipperary”, avrebbe detto mio padre.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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