Lo spread e la crescita economica

di Beniamino Piccone - 14 ottobre 2013

L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha nei mesi scorsi accusato la finanza internazionale di aver ordito un complotto per disarcionarlo dalla guida del Governo. Secondo Berlusconi, la crescita vorticosa dello spread Btp-Bund nell’estate/autunno del 2011 è stata creata ad arte per far cadere il Governo italiano da lui presieduto.

In altre occasioni, Berlusconi ha dichiarato che lo spread è “un imbroglio, un’invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani e che governava il Paese; prima non ne avevamo mai sentito parlare, se ne parla solo da un anno, e cosa ce ne importa?”.

Lo spread Btp-Bund a dieci anni è da sempre il miglior termometro per valutare l'affidabilità finanziaria dell'Italia sui mercati internazionali. È il risultato della differenza tra rendimento del titolo a dieci anni tedesco (il riferimento europeo e mondiale) e il rendimento del titolo italiano (sempre a dieci anni, Btp sta per Buono Poliennale del Tesoro).

Lo spread o differenziale Btp-Bund si può ampliare o ridurre. L'ampliarsi dello spread si ha quando la preferenza degli investitori si dirige verso titoli di Stati ritenuti più affidabili, come la Germania, rispetto a quelli emessi dai Paesi periferici (come l’Italia) e con rating inferiore. Il ridursi dello spread significa il miglioramento della percezione del rischio Paese Italia da parte degli investitori.

Lo spread, al contrario di quanto dica l’ex premier, è una cosa seria e molto rilevante. È un termometro, rispecchia ciò che siamo e come siamo percepiti noi italiani come sistema Paese.

In un suo recente intervento -  “La crisi dei debiti sovrani e il processo di integrazione europea” -  il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha saggiamente scritto: “Le valutazioni della Banca d’Italia sulla dinamica del prodotto nel nostro paese nel 2012 sono via via peggiorate di oltre 3 punti percentuali tra l’estate del 2011 e quella dell’anno successivo; di questi, un punto è attribuibile all’effetto delle misure di finanza pubblica, ma oltre un punto e mezzo riflette l’aumento dello spread tra i titoli pubblici italiani e tedeschi e le sue conseguenze sull’offerta di credito all’economia e sulla fiducia delle imprese e dei consumatori; la parte residua è dovuta al peggioramento delle prospettive di crescita dell’economia mondiale”.

Quindi secondo Bankitalia la dinamica negativa dele previsioni sul Pil del 2013 è attribuibile – per un punto e mezzo all’allargamento dello spread Btp-Bund. La fiducia, espressa nello spread, è una variabile così determinante che il suo affievolimento determina un calo nella crescita economica. Altro che imbroglio!

Qualche tempo fa l’Ocse da Parigi ha detto che l’Italia è il solo Paese del G-7 in recessione – Pil -1,8% circa - nel 2013. È realtà, non un’invenzione.


Beniamino Piccone

@beniapiccone

 

 


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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