L’american dream non significa fare soldi, ma avere una chance

di Beniamino Piccone - 3 dicembre 2013

Quando si torna dagli Stati Uniti si ha sempre la sensazione che ce la si possa fare, che gli sforzi vengano ripagati, che c’è un’opportunità per tutti. È sufficiente lavorare duro, impegnarsi, avere una decisa focalizzazione, concentrarsi sull’obiettivo e non perdersi in questioni secondarie.

È stato così anche stavolta. Tornato da Miami ho pensato che gli americani infondono un ottimismo contagioso.

Durante il soggiorno in Florida ho letto un saggio di Francesco Antinucci – Direttore di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR – denso di riflessioni. Il volume si intitola Cosa pensano gli americani. E perchè sono così diversi da noi. (Laterza, 2012).

Come ben scrive Antinucci, l’America viene percepita come land of opportunities; una terra dove si può ricominciare da capo, in cui è possibile un fresh start, un luogo in cui si vale per quel che si è e si fa. Non per dove si è nati, come si fosse nati e da chi, di chi si fosse amici. Un territorio dove c’è una chance per tutti, anche per chi non ha conoscenze o cerca favoritismi. Una terra, quindi, ben diversa dall’Italia.

Lo scrittore di culto Joe R. Lansdale, in una intervista a Repubblica il 25 luglio 2013, si esprime in coerenza con quanto sostenuto da Antinucci. Così Lansdale: “Il sogno americano non è una promessa, è un’opportunità. Mio padre ha vissuto la Grande Depressione, ma ha lavorato sodo. L’american dream non significa fare soldi, ma avere la chance di vivere la tua vita, dare ai tuoi figli prospettive migliori che le tue. Se ci crediamo, le cose cambiano. È la lezione delle arti marziali: saper convivere con la negatività e la positività, la gloria e la sconfitta. Si impara di più da una sconfitta che da una vittoria. Per essere un buon vincitore bisogna saper essere un buon perdente”.

Lansdale torna anche su un punto interessante: fallire. In Italia fallimento è una tragedia personale, che impedisce qualsiasi tentativo di ripartenza. Fallire è un marchio a fuoco che colpisce una persona. Negli States il termine failure è una cosa diversa. Significa non avercela fatta perchè altri, in quel contesto, sono stati più bravi di te. La competition, cosa molto positiva, ti ha battuto. Ma solo grazie al fatto che molti ci provano, si hanno società fortissime da un punto di vista competitivo. Google, Apple, Yahoo, Facebook sono forti e resilient perchè per sopravvivere e crescere hanno dovuto lottare. E tanto.

Lansdale dice: “I veri looser sanno rialzarsi dopo essere andati a tappeto, perchè sanno che dopo ogni sconfitta si può ricominciare. Si può: questa è la lezione americana e questa è la mia storia. Ho iniziato che non avevo nulla e ce l’ho fatta. Certo, nessuno aspira a essere un perdente, ma la sconfitta fa parte della vita”.

Morale: si può fallire, o meglio avere un failure, e poi ripartire. Abbiamo tutta la vita davanti.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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