Stare con gli studenti dà forza di vivere: il dovere del ricordo

di Beniamino Piccone - 9 dicembre 2013

A fine novembre sono stato invitato a parlare all’Istituto di Istruzione Superiore “Paolo Baffi” di Fiumicino e Fregene. Il preside Roberto Tasciotti – vivace e combattivo - ha colto l’occasione della pubblicazione del volume Parola di Governatore (Aragno, 2013), dedicato a Paolo Baffi, per invitare gli studenti a riflettere sulla grandezza e attualità del pensiero di Paolo Baffi, Governatore della Banca d’Italia dal 1975 al 1979, anni durissimi, definiti dallo stesso Baffi “il mio quinquennio di fuoco”, caratterizzati da shock petroliferi,  inflazione a doppia cifra, accordi nefasti tra sindacati e Confindustria – l’accordo dell’Eur tra Lama ed Agnelli sul punto unico di contingenza  -, terrorismo. È opportuno ricordare che è all’inizio degli anni Settanta che inizia a crescere il debito pubblico, fino ad allora nell’intorno del 30%, contro il 130% di oggi.

Ho raccontato che la Banca d’Italia è un centro di competenza unico nel Paese, dove avviene la selezione della classe dirigente. Una sorta di Ena, l’Ecole Nationale d’Amministration, con sede a Strasburgo, responsabile della formazione dell’alta funzione pubblica francese.

E in Banca d’Italia non conta il censo, ma conta la testa, la qualità degli argomenti, la logica, la capacità di analisi. Infatti Baffi viene da una famiglia modesta, dove la madre è costretta a fare la sarta, dopo la morte del marito, tornato dall’Argentina, dove era emigrato, per “difetto di fortuna”.  La moglie di Baffi, la formidabile Maria Alessandra, all’inizio della sua testimonianza ha riportato ciò che ripeteva al giovane Paolo la madre: “Studia, studia, che sei un ragazzo orfano”. Non diceva “lavora!”, ma “studia!”. E ha sempre studiato grazie anche alle borse di studio che la Bocconi gli ha elargito.

Ma chi è Paolo Baffi?

Proveniente da una famiglia con pochi mezzi economici - il padre Giovanni emigrò in Argentina, “donde rientrò qualche tempo dopo per difetto di fortuna” - la madre vedova all’età di 22 anni allevò il figlio Paolo fino alla laurea (1932) lavorando come sarta.

Allievo di Giorgio Mortara all’Università Bocconi, nel 1936 entra in Banca d’Italia.

Nel dopoguerra Baffi contribuì a disegnare la “linea Einaudi” di riequilibrio monetario. Fu l’anima intellettuale ma anche l’organizzatore e la guida del Servizio Studi.

Dal 1960 al 1975, quando le crescenti difficoltà dell’economia chiamarono la politica monetaria a compiti nuovi, Baffi operò per adeguare gli strumenti e la struttura interna della Banca, per elevare il livello professionale del personale.

Nel 1975, nominato Governatore, all’inizio di quello che avrebbe ricordato come “il mio quinquennio di fuoco”, si dispiegarono gli effetti recessivi dei rincaro dei prezzi petroliferi: per la prima volta dal dopoguerra il reddito nazionale diminuì. Baffi era preoccupato che la restrizione monetaria provocasse effetti rovinosi sull’economia.

Il cuore della sua analisi è enunciato nelle sue prime considerazioni finali nel 1976; scrisse: “Dall’inosservanza, nella politica di bilancio e in quella retributiva, di regole compatibili con la stabilità monetaria, derivano due conseguenze. La prima, che la capacità del sistema creditizio di operare come meccanismo di allocazione delle risorse è menomata; la seconda, che l’autorità è indotta a tentare di ristabilire quella compatibilità mediante interventi di carattere amministrativo”.

Baffi contribuì a guidare l’economia verso il riequilibrio dei conti con l’estero e il ripristino del merito di credito. Ciampi ricorda: “Nei consessi internazionali, il Suo prestigio aiutò a ristabilire un clima di fiducia; accrebbe la disposizione della comunità internazionale a sostenere lo sforzo dell’Italia verso condizioni economiche e finanziarie più ordinate”. Il contenimento dell’inflazione e il riequilibrio dei conti con l’estero permisero di non mancare, nel 1978-79, l’appuntamento con il Sistema Monetario Europeo - in cui entrammo con la banda larga del 6%. Storiche furono le negoziazioni di Baffi con il Governatore della Bundesbank Emminger.

Il 1979 è un anno terribile. Il 29 gennaio a Milano viene assassinato dai terroristi di Prima Linea il giudice Emilio Alessandrini. Il 20 marzo Michele Sindonaviene incriminato dalla magistratura americana per la bancarotta della Franklin National Bank. Sempre il 20 marzo viene assassinato a Roma Mino Pecorelli, direttore dell’Agenzia “OP”, specialista in scandali, depistaggi, in combutta con i servizi segreti. Il 24 marzo Ugo La Malfa - che si rifiutò di convocare il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio al fine di bloccare l’aumento di capitale di Finambro di Sindona - viene colpito da un ictus. Morirà due giorni dopo.

Il 24 marzo si presentano in Banca d’Italia i carabinieri e arrestano Mario Sarcinelli, responsabile della Vigilanza e sequestrano il passaporto a Baffi (non lo arrestano solo per limiti di età). A Baffi fu impedito di andare a Basilea ai consueti consessi mensili dei banchieri centrali europei presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, dove rappresentava l’Italia con indiscusso prestigio. Vengono accusati di interessi privati in atti d’ufficio e di favoreggiamento personale.

La verità - si saprà anni dopo - è che la P2 - su pressione della Democrazia Cristiana e dei soggetti economici vicini agli esponenti democristiani (Sindona, Caltagirone, Calvi, Italcasse) organizzò una manovra d’attacco alla Banca d’Italia servendosi di due suoi iscritti: l’inqualificabile giudice istruttore Infelisi e il pubblico ministero Alibrandi, che si permise di trattare in modo violento e ostile Baffi durante l‘interrogatorio (Alibrandi allevò “meravigliosamente” il figlio - eversore di destra e membro dei Nar verrà ucciso anni dopo in uno scontro a fuoco con la polizia).

Le principali colpe di Baffi e Sarcinelli?

  1. aver fatto sciogliere il cda dell’Italcasse, cioè del più importante istituto di credito dominato dal potere DC;
  2. aver ordinato un’ispezione presso il Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi;
  3. l’opposizione ferrea ai piani di salvataggio delle banche di Sindona.

Naturalmente Baffi e Sarcinelli vennero scagionati – nel 1981 - per l’assoluta insussistenza delle accuse.

Ho riportato quindi, con gli studenti sempre attenti e silenziosi – alcuni hanno preso appunti – alcune testimonianze di chi ha conosciuto Baffi. Tommaso Padoa-Schioppa – economista, banchiere formatosi in Banca d’Italia, già presidente della Consob, nel comitato esecutivo della BCE, Ministro del Tesoro – ha scritto:  “Baffi portò in Banca d’Italia il metodo, il disinteresse, la pietra dura che saggia la qualità. Il valore della Banca d’Italia, la sua competenza tecnica, il senso del proprio ruolo, l’indipendenza dell’analisi rispetto alla decisione sono tutti elementi che portano il marchio di Paolo Baffi... In Via Nazionale venivano banditi come vere e proprie violazioni di un corretto costume di lavoro: conformismo, riluttanza alla discussione aperta, inclinazione a esprimere solo il pensiero gradito ai superiori gerarchici.

Sempre Padoa-Schioppa ha scritto: “Mi trovai a partecipare a una riunione del Direttorio della Banca d’Italia. Non seppi far di meglio che ingaggiare un serrato contradditorio con Paolo Baffi, il Direttore Generale, sostenendo una tesi del tutto opposta alla sua; si trattava di trovare il modo di collocare i Buoni Ordinari del Tesoro che l’inflazione aveva reso inappetibili al mercato. Tornato a casa quella sera dissi in famiglia che probabilmente ogni mia speranza di una qualche carriera era stroncata per sempre. Infatti l’indomani mattina, appena giunto in ufficio fui convocato dal Governatore Carli: evidentemente bisognava fare una esecuzione in grande stile. Invece Baffi disse che aveva riflettuto, la notte, alla discussione del giorno prima e che era rimasto convinto dall’argomentazione contraria alla sua. Si procedesse dunque a una riforma del metodo di emissione dei Bot, che instaurasse una vera asta, con quantità fissa e prezzo variabile”.

Ragazzi, nell’analisi, nella discussione, non esistono gradi, esiste solo la qualità degli argomenti.

Io non l’ho conosciuto Baffi, se non sulle carte, sui libri, sui documenti d’archivio. In una testimonianza del già direttore generale Vincenzo  Desario, si legge: “Il metodo, le procedure di lavoro di Baffi hanno certamente dato un contributo sostanziale all’affermazione di uno stile, fatto di severità di analisi, alta professionalità, etica nei comportamenti, che ha permeato e tuttora connota l’operato della Banca. Poche persone hanno lasciato nell’Istituto una traccia così consistente della loro presenza e del loro impegno, come Paolo Baffi. La compagine intera del personale ha potuto beneficiare del Suo esempio, della Sua straordinaria forza persuasiva, della logica del Suo argomentare, che per contro imponevano un costo in termini di disciplina, di rigore intellettuale e di comportamento. A questi  Suoi caratteri e ai principi cui s’ispirava, si affiancava – spesso celato dietro l’austerità del portamento – un senso di profonda umanità, che non poteva sfuggire a coloro che Lo conobbero”.

Al termine del mio intervento, ho voluto sottolineare agli studenti – attenti e partecipi – che nella vita devono andare fieri di aver studiato al “Paolo Baffi” perché chi prenderà in mano il loro curriculum, se dotato di un po’ di testa, potrà dire: “Bello aver studiato in una scuola intitolata al Governatore Baffi, persona seria, integerrima, raffinato economista,  grande servitore dello Stato”.

Come ha scritto Massimo Riva nel  lontano 1989 - alla morte di Baffi - quando  siamo indecisi sul da farsi, quando non sappiamo come comportarci, guardiamo in cielo, nel cielo degli onesti, dove brilla la stella di Paolo Baffi, e ne trarremo ispirazione per i nostri comportamenti. Perché i maestri, con i valori che ci hanno trasmesso, continuano ad alimentarci, spesso in maniera inconscia.

Ma chi sono i maestri? Il maestro è una persona singola, e pertanto un volto ben definito, che in un dato momento della nostra vita è entrato per sempre nelle nostre radici e si è trasformato in un valore che chiede continuamente di vivere.

Ecco, andando nelle scuole a parlare di Paolo Baffi, non solo do senso alla mia vita, ma consento ai valori cari al Governatore di continuare a vivere.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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