Marchionne è un negoziatore formidabile. Ha imparato da Saint Exupéry

di Beniamino Piccone - 3 febbraio 2014

Marchionne, amministratore delegato di Fiat, appena di ritorno dal successo del deal Fiat-Chrysler, ha concesso un’intervista molto interessante al direttore di Repubblica Ezio Mauro.

In via preliminare, è opportuno chiarire il valore dell’accordo raggiunto. Si tratta di un’acquisizione totalitaria con il residuo 41,5% in carico al Veba Trust (sindacato) per circa 3,6 miliardi di dollari, di cui 1,75 in cash e 1,90 dal dividendo straordinario di pertinenza Fiat in Chrysler. Altri 0,70 miliardi di dollari saranno pagati entro il 2017.

É quindi Chrysler – con i suoi profitti – che ha fornito le risorse necessarie alla chiusura della negoziazione.

Come ha scritto il professor Santorsola, si tratta di una negoziazione molto efficiente, la cifra investita è modesta rispetto all’asset, con acquisizione di liquidità interna e prezzo definito “para-umiliante” per il venditore. Gli advisor valutavano Chrysler 10/16 mioliardi di dollari, Fiat paga il minimo della forchetta.

Marchionne dice: “C’è molta strada da fare, ma siamo in cammino. E meno male che l’istinto aveva visto giusto nel 2009, perché un’occasione così si presenta una sola volta nella vita: non accadrà più”.

Nel leggere Marchionne mi è tornato in mente il più grande romanzo sul valore d’impresa, Volo di notte di Antoine de Saint-Exupéry. Tutti conoscono Il Piccolo Principe ma pochi hanno letto questo fantastico romanzo.
In Vol de nuit sono raccontati gli anni eroici dei primi, pericolosi collegamenti aerei internazionali, i primi voli notturni sulle sconfinate regioni dell’America Latina. Ogni pilota, accettando il suo compito, sa di rischiare la vita.
In un passaggio chiave del libro – quando il pilota Fabien rischia l’osso del collo nel mezzo di un uragano che spinge fuori rotta l’aereo – il collaboratore di Riviére, responsabile dell’intera rete aerea, si sente rispondere: “Vede Robineau, nella vita non ci sono soluzioni. Ci sono forze in cammino: bisogna crearle, e le soluzioni vengono dopo”.

Ecco, Marchionne non aveva la soluzione in mano. Ma ha messo in cammino le forze necessarie per il successo finale. Non si capiscono le critiche continue rivolte a Marchionne se non si tiene in considerazione la diversità culturale tra Europa e America. Così Marchionne: “Per tante ragioni storiche e culturali noi europei siamo condizionati dal passato, l’idea di chiuderlo per far nascere una cosa nuova ci spaventa. Da loro no: c’è una disponibilità quasi naturale verso il cambiamento, la voglia di ripartire”.

Assurde e senza senso le critiche dei sindacalisti alla Fiat. Come ben ha sostenuto lo storico Castronuovo, per la Fiat non c’erano alternative. Nel 2013 si sono venduti in Italia gli stessi veicoli degli anni Settanta. O Fiat - ora FCA, Fiat Chrysler Automobiles - diventava globale o spariva. Un solo dato: la Fiat da sola, senza Chrysler, nel 2013 avrebbe chiuso in perdita.

Grazie Marchionne, come direbbe Dan Peteson, “Sei un numero 1”.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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