Le banche sono incapaci di valutare il merito di credito

di Beniamino Piccone - 13 gennaio 2014

Mentre il credit crunch continua – i dati più recenti parlano di un meno 4% degli impieghi alle imprese rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, è opportuno analizzare un problema strutturale degli intermediari creditizi: l’incapacità di valutare il merito di credito.

In un suo intervento sul Sole 24 Ore, l’economista Marco Onado inquadra bene la questione: “I prestiti bancari si erano ridotti in termini nominali di ben 60 miliardi nel corso del 2012 e, come ha detto Visco alla recente assemblea dell'Abi, la contrazione dei prestiti alle imprese si è accentuata nel 2013. Ma c'è di peggio: il rapporto sulla stabilità finanziaria di aprile scorso aveva messo in evidenza come il 2012 sia stato il primo anno in cui la contrazione del credito ha coinvolto non solo le aziende rischiose (definite tali in base ad alcuni indicatori di bilancio) ma anche quelle sane, al contrario di quanto accadeva nei due anni precedenti.

È la prova più evidente che il nostro sistema bancario, che pure all'inizio della crisi era più robusto degli altri, sta mettendo a nudo problemi strutturali e fra questi vi è una difficoltà sempre più evidente a selezionare le aziende meritevoli di credito dalle altre e a sostenere la crescita delle imprese. Addossare la colpa ai requisiti patrimoniali è fin troppo facile. La disciplina è sacrosanta e bene fa la Banca d'Italia a mettere la ricapitalizzazione delle banche in cima alle priorità: ma né le indicazioni di Basilea né quelle di Roma costringono ad erogare il credito con criteri formali e burocratici, rinunciando alla capacità di allocazione delle risorse che rappresenta la funzione economica fondamentale del banchiere”.

Gli intermediari creditizi non sono ancora in grado in modo efficace ed efficiente di accumulare, estrarre e catalogare le informazioni più rilevanti sulla capacità di rimborso delle imprese. E quindi non distribuiscono alla rete commerciale le indicazioni necessarie per lavorare a favore delle imprese meritevoli.

Spesso ci si focalizza sui dati di bilancio passati e non si concentra l’attenzione sulle prospettive future, che sono quelle che contano. È chiaro che le incertezze nella selezione della domanda di credito tendono a determinare la contrazione dell’offerta del credito stesso.

Fulvio Coltorti, direttore emerito e consigliere economico dell’area studi di Mediobanca, una vera autorità in materia, nell’analizzare le banche italiane nell’ultimo decennio, ha scritto: “La difficoltà di valutare correttamente il merito di credito della clientela costituisce un tratto costante del nostro sistema bancario. L’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti ai clienti è pari a 3-4 volte quella rilevabile presso le maggiori banche europee... In Italia pare che l’aumento dimensionale abbia influenzato la concessione di crediti senza opportuni monitoraggi, affidandosi a ‘guardiani’ (agenzie di rating, analisti, revisori) di un mercato tutt’altro che perfetto”.

È opportuno che il Presidente dell’Abi Antonio Patuelli, invece che negare la contrazione degli impieghi alle imprese, solleciti le banche associate a investire sulla capacità di selezione del merito di credito.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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