La differenza tra rendita e concorrenza

di Beniamino Piccone - 17 marzo 2014

Il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi è una persona mite, di grandi letture, non solo economiche, ottimista, felice di aver lavorato tutta la sua vita nell’interesse del Paese.

In una recente intervista sul Sole 24 Ore, Rossi spiega perché Senilità di Italo Svevo è il libro della sua vita: “Mi appare oggi come una possibile rappresentazione della più recente vicenda nazionale. L’Italia è un Paese senile, sia da un punto di vista demografico che da quello spirituale. Un Paese che, come l’Emilio di Svevo, non ha saputo sfruttare le occasioni che ha avuto. Angiolina Zarri, la sua amante giovane e piena di energia, è il miracolo economico che dette slancio alla nazione negli anni 50 e 60. Ma di questa ventata di vitalità Emilio non sa profittare; e finisce con il ripiegarsi nella pigrizia e nell’egoismo, come accadde all’Italia che dagli anni 90 si escluse dal cambiamento mondiale provocato dalla globalizzazione e della rivoluzione tecnologica”.

L’Italia ha ripiegato, ha deciso di starne fuori, di vivere protetta nelle rendite aspettando di tornare al magico mondo delle svalutazioni competitive, alla lira che ogni anno svalutava nei confronti delle altre valute del Sistema Monetario Europeo. Ma quel mondo non c’è più, ahinoi.

Rossi fa risalire questa autoemarginazione allo spirito antimercatoche negli anni 70 soffiò in tutto l’Occidente e da noi non si è più spento. Ha rimpicciolito le imprese, smorzato energie imprenditoriali e talenti innovativi”.

Sempre Rossi, in occasione della lectio magistralis in occasione del Premio Donato Menichella, ha scritto: “Le ragioni del libero mercato attendono ancora pieno riconoscimento nel nostro paese. Ciò deve renderci avvertiti ogni volta che riflettiamo sulla opportunità dell'intervento pubblico nei fatti dell'economia. Lo sviluppo economico lo fanno gli inventori e le imprese, nel libero gioco del mercato. Il primo compito, formidabile, dello Stato è di rendere quel gioco possibile e fluido”.

Gli imprenditori, quindi, hanno le loro responsabilità. Devono guardarsi dentro e fare autocritica. Invece di ritrarsi nella cultura dell’alibi, per cui le colpe sono di altri, è bene che prendano le contromisure per recuperare il terreno perduto. Soprattutto nel Mezzogiorno. Nel suo Perchè il Sud è rimasto indietro (il Mulino, 2014), l’economista Emanuele Felice spiega come gli imprenditori del Sud Italia abbiano dirottato le risorse verso la rendita invece che su investimenti produttivi. E il Sud è arretrato, in termini assoluti e relativi.

 

Beniamo Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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