È tempo di rimettere mano al sistema previdenziale pubblico: i giovani sempre più penalizzati

di Beniamino Piccone - 31 marzo 2014

Il Commmissario per la spending review Carlo Cottarelli ha proposto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di intervenire in modo equitativo sulle pensioni più corpose, le quali – nella maggior parte dei casi – sono il risultato di un calcolo iniquo, ossia basate sul metodo retributivo che prevede un ammontare della pensione indipendente dai contributi versati, cosa invece determinante per il calcolo della pensione con il metodo contributivo.

Pare che Renzi abbia abbozzato e rinviato la pratica a dopo le elezioni europee di maggio, per paura di inimicarsi l’elettorato di centro sinistra, che secondo gli analisti, in misura più che proporzionale rispetto al totale degli elettori, è in là con l’età e già in pensione. Non c’è alcun dubbio che Renzi sia sulla catttiva strada. Infatti se si vuole far ripartire l’economia italiana, è imprescindibile tornare a rimettere mano al sistema previdenziale pubblico.

Oltre al danno intergenerazione causato ai giovani – che pagano con i loro contributi i buchi creati dal sistema sussidiato a retributivo – gli stessi precari o parasubordinati o co.co.co e co.co.pro (contratti di collaborazione continuata o a progetto) vedono ogni anno aumentare le aliquote dei contributi Inps.

L’unica gestione in attivo dell’Inps è proprio quella Separata - dove confluiscono i contributi dei collaboratori, dei professionisti senza cassa - con un utile di circa 8,6 miliardi di euro nel 2012. Questo surplus serve a compensare i buchi di bilancio della gestione Inps dei dipendenti delle imprese private (un miliardo), dei dipendenti pubblici (8 miliardi), dei lavoratori autonomi (12 miliardi). Non parliamo della gestione previdenziale del settore agricolo, dove le perdite annue (e le truffe) sono abnormi. Ne riparleremo.

La gestione Separata ha un altro problema rilevante: se non si supera un certo reddito, i contributi versati non valgono a fini pensionistici. Infatti il regime prevede un reddito minimale contributivo di 15.357 euro all’anno (1.295 euro al mese), soglia oltre la quale l’Inps riconosce l’accredito dell’intero anno a fini pensionistici.

Siamo al paradosso. Esistono dei baby pensionati a retributivo, intoccabili, che si godono la dorata pensione, irrazionalmente abnorme rispetto ai contributi versati. E poi esistono i giovani, precari, che sotto una certa soglia si vedono “buttare via” i contributi versati, che evidentemente servono per coprire i buchi generati dalle pensioni a retributivo, protette a spada tratta dai sindacati.

Non tutti ricordano la testimonianza davanti ai giudici del finanziere americano Bernard Madoff, condannato per truffa a 150 anni di carcere. A fronte della domanda sull’origine della truffa, Madoff rispose di aver seguito l’usuale schema Ponzi, ossia che il primo investitore si vedeva pagate le performance dall’investitore che aveva sottoscritto. Per sintetizzare lo schema Ponzi, Madoff disse quindi al giudice che non si era inventato un bel niente e che aveva replicato il sistema pensionistico retributivo, che negli Stati Uniti è definito “pay as you go”, ossia paghi contributi finchè non vai in pensione, poi incassi.

Una meraviglia. Non certo per i giovani italiani, che hanno sulle spalle un peso mica da ridere.


Beniamo Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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