Lo spread morale Italia Germania: Hoeness e Berlusconi

di Beniamino Piccone - 7 aprile 2014

È da anni che non si parla che di spread BTP-BUND. E non può essere altrimenti, visto che abbiamo il terzo debito pubblico del mondo, non essendo la terza economia del mondo.

Lo spread BTP-BUND a 10 anni, da sempre il miglior termometro per valutare l'affidabilità finanziaria dell'Italia sui mercati internazionali, è il risultato della differenza tra rendimento del titolo a 10 anni tedesco (il riferimento europeo e mondiale) e il rendimento del titolo italiano (sempre a 10 anni; BTP sta per Buono Poliennale del Tesoro).

Lo spread o differenziale BTP-BUND si può ampliare o ridurre. L'ampliarsi dello spread si ha quando la preferenza degli investitori si dirige verso titoli di Stati ritenuti più affidabili, come la Germania, rispetto a quelli emessi dai Paesi periferici (come l’Italia) e con rating inferiore. Il ridursi dello spread significa il miglioramento della percezione del rischio Paese Italia da parte degli investitori.

È di tutta evidenza l’importanza del differenziale dei tassi di interesse a medio termine per un Paese come l’Italia che deve ogni anno emettere titoli di Stato per circa 400 miliardi di euro. Accendiamo un cero per la dott.ssa Maria Cannata – non a caso laureata in matematica, allieva di Bruno De Finetti - che dirige egregiamente il dipartimento del Tesoro che sovrintende le politiche del debito pubblico.

Oltre allo spread economico-finanziario, è bene prendere in considerazione anche lo spread morale, che incide in modo laterale sul primo. A questo proposito, mi hanno colpito nelle scorse settimane le parole pronunciate da Uli Hoeness, campione del mondo di calcio nel 1974 e presidente del Bayern Monaco condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per evasione fiscale: «Ho chiesto ai miei avvocati di non presentare appello, in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale. Evadere le tasse è stato l’errore della mia vita. Affronto le conseguenze di questo errore».  Visto dall’Italia, sembra uno squarcio di fantascienza, ma Hoeness ha dato davvero le dimissioni e ora si accinge a entrare in carcere.  

Allora, per alleviare la conversazione, è opportuno, come ci suggerisce Gramellini dalle colonne de La Stampa, fantasticare: «Proviamo a supporre che un personaggio altrettanto popolare in Italia, magari anche lui presidente di un club, si ritrovasse coinvolto in un processo per evasione fiscale. Intanto esperirebbe tutti i gradi di giudizio, compreso il quarto che non esiste, utilizzando ogni espediente per procrastinare la resa dei conti. Nel frattempo attaccherebbe i giudici, prevenuti e corrotti, indossando i panni della vittima. Poi troverebbe un deputato, un avvocato, una commercialista o una sciampista, possibilmente imparentata con un Capo di Stato estero, in grado di testimoniare la sua completa estraneità ai fatti. Dopo di che si appellerebbe al popolo dei tifosi, rivendicando il diritto a un trattamento speciale. Infine si candiderebbe alle Europee, senza perdere fascino agli occhi di molti connazionali. E chi osasse criticarlo verrebbe bollato come moralista, quando in certe lande desolate del Nord Europa passerebbe banalmente per morale».

Le regole in Italia sono fatte per gli altri, siamo sempre pronti a criticare e svillanneggiare i comportamenti dei politici, di amministratori e dipendenti pubblici, ma facciamo molta fatica a guardare dentro di noi. Credo abbia ragione Gherardo Colombo, l’ex pm di Mani Pulite, che va di continuo nelle scuole per spiegare come sia importante il rispetto delle regole. È produttivo iniziare dal basso, dalle nuove generazioni in fieri, se vogliamo nel lungo termine uscire dalla palude immorale in cui siamo finiti. 


Beniamo Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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