Vitalizi agli ex consiglieri regionali lombardi: non diritti acquisiti, ma privilegi acquisiti

di Beniamino Piccone - 28 aprile 2014

Il potere non molla. Siamo di fronte a una classe politica ingorda, arrogante, incapace di traguardare il futuro, capace solo di lasciare debiti alla generazione successiva. Il caso degli ex consiglieri lombardi che prendono il vitalizio è uno scandalo che merita di essere raccontato nei dettagli.

La riforma delle pensioni disegnata da Elsa Fornero e approvata dal Governo Monti in un baleno nel dicembre 2011 nasceva con l’obiettivo di mitigare le straordinarie ingiustizie generate dal sistema retributivo, che “regala” pensioni il cui ammontare è indipendente dai contributi versati. È quindi stato approvato il contributivo per tutti dal 1° gennaio 2012.

Per coloro che sono già in pensione, le regole non valgono e costoro, beati, continuano a beneficiare del metodo retributivo. Chi però è al di là del bene e del male è il consigliere regionale lombardo, che prende il vitalizio che è – meravigliosamente per lui – un multiplo dei contributi versati.

Con la crisi che ha falcidiato il reddito e il tenore di vita dei cittadini, si poteva pensare che i politici facessero un passo indietro e rinunciassero a una parte dei privilegi. La vittoria del Movimento 5 Stelle non ha insegnato niente, evidentemente. Infatti è notizia di qualche settimana fa che la trattativa con gli ex consigliere regionali per il taglio dei vitalizi è fallita.

Per dare qualche numero, il costo annuo dei vitalizi a carico dei cittadini lombardi supera i 7 milioni di euro. Si tratta di 615 vitalizi. C’è chi prende da oltre 24 anni un assegno di 2.391 euro al mese nonostante abbia versato complessivamente solo 2.900 euro di contributi. Chi percepisce 2mila euro al mese dopo averne versati complessivamente 8.500. Chi ha già incassato 58 volte (avete letto bene, cinquattotto) i contributi versati. La politica è un bancomat, dove da una parte c’è la banca (i contribuenti) e dall’altra il politico che incassa senza neanche vergognarsi un po’.

L’ex leader del movimento studentesco Mario Capanna, che si ergeva a tutela dei più deboli, per una comparsata al consiglio regionale, prende 3.159 euro al mese (oltre al vitalizio da parlamentare). Talk is cheap.

A distanza di anni, sono sempre valide le parole del 1978 dello storico Arturo Carlo Jemolo: “La parola “diritto acquisito” ha un fascino grande, presso i più degl’italiani, che non credono si debba scrutare come quel diritto sia stato acquisito né se abbia un fondamento in norme razionali o piuttosto in abusi”.

I beneficiari dei vitalizi non solo scaricano sulla generazione successiva l’onere del pagamento, ma dicono: “Provateci a tagliare che vi sotterreremo sotto una montagna di ricorsi”.

E allora, cari Maroni e Cattaneo, basta indugi, tagliamo radicalmente i vitalizi, portiamoli tutti a contributivo retroattivamente e poi al primo che protesta regaliamo una coppa in mondovisione con la scritta “ladro integenerazione indefesso”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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