La spesa pubblica non si ferma più

di Beniamino Piccone - 5 maggio 2014

Nel fare le pulizie di primavera, ho ritrovato un’edizione del 1974 delle Prediche inutili di Luigi Einaudi, comprata da mio padre 40 anni fa. Una volta superata la nota introduttiva di Leo Valiani, il libro si apre con un titolo che vale da solo il prezzo del biglietto: «Conoscere per deliberare» . L’attacco è fulminante: “«La soluzione si trascina»; « il problema, una volta posto, deve essere risoluto»; «urge, non si può più tardare oltre ad affrontare la questione». Chi legga queste e simiglianti sentenze pensa: perché il governo, perché il parlamento, perché il ministro competente, tardano tanto? Codesti frettolosi non riflettono: è questo davvero non uno dei tanti, ma il problema; e come accade che di volta in volta, ogni giorno diversi, tanti siano i problemi urgenti, dei quali la soluzione non può farsi attendere senza danno, ani senza grave danno? Perché è così lungo l’elenco dei problemi urgenti; e così corto quello degli scritti nei quali sia chiaramente chiarito il contenuto di essi? Come si può deliberare senza conoscere? Nulla, tuttavia, repugna più della conoscenza a molti, forse a troppi di coloro che sono chiamati a risolvere problemi”.

Allora prendiamo esempio da Einaudi e andiamo in profondità sui conti pubblici. Altrimenti, senza conoscere, come fanno i politici, poi, a prendere le decisioni corrette?

Il prof. Mario Baldassarri ha messo in fila alcuni numeri, presi dai dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Nel 2000 la spesa pubblica complessiva era pari a 536 miliardi di euro – di cui 485 miliardi di spesa corrente – e le entrate totali (imposte e tasse) erano pari a 536 miliardi.

Nel 2012 la spesa pubblica complessiva è salita a 805 miliardi di euro – di cui 759 miliardi di spesa corrente - contro 764 miliardi di entrate totali.

Se ne deduce che tra il 2000 e il 2012 le entrate sono salite di 228 miliardi di euro e la spesa pubblica è salita ancora di più, pari a 269 miliardi. Non basta, cosa ancora più deleteria è il fatto che le spese correnti in questi 12 anni sono cresciute, a scapito degli investimenti, di ben 274 miliardi di euro.

Lo stereotipo nazionale vuole che la sinistra sia spendacciona e la destra rigorosa. Niente di più sbagliato. Nei Governi guidati dal centro-destra (Berlusconi-Tremonti), la spesa pubblica è salita di più (29 miliardi per anno in media) che nel corso dei Governi di centro-sinistra (Prodi-Padoa Schioppa, 14,5 miliardi per anno).

Nel pregevole e simpatico volumetto Gramsci, Manzoni e mia suocera (il Mulino, 2012),  Ilvo Diamanti ricorda un episodio “pop” che fa ben comprendere come mettere in discussione le proprie convinzioni e certezze sia assai difficile. La suocera si trovava davanti alla cassa del supermercato e una vecchina davanti a lei continuava a imprecare contro il Governo che la riduceva a una vita di stenti che non le consentiva di comprare quello che avrebbe desiderato.  Il governo era quindi primo e diretto colpevole dei suoi problemi personali di bilancio. “E inveiva apertamente, neppure in modo troppo silenzioso. Tanto che al colmo della rabbia esplose in un’invettiva contro quel «p... di Prodi». Il principale colpevole. Sempre lui. Anche se da anni governava Berlusconi. E Prodi, ormai, non faceva (e non fa) più politica attiva”.

Che cosa ci aspettiamo dal Governo Renzi? Che blocchi questo meccanismo infernale della spesa pubblica inerziale. Finora nessuno è riuscito a fermare la valanga. Speriamo proprio che il nuovo Ministro del Tesoro Padoan, coadiuvato dal commissario per la spending review Carlo Cottarelli, sappia come fare. Siamo nelle sue mani.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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