Proposte per la spending review di Carlo Cottarelli

di Beniamino Piccone - 10 luglio 2014

Siccome Carlo Cottarelli, commissario straordinario alla spending review, ha bisogno del sostegno morale di tutti gli itaiani dotati di senno, credo valga la pena mettere a sua disposizione delle proposte costruttive.

Nei mie studi matti e disperatissimi sul carteggio tra due grandi padri della patria, Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia dal 1975 al 1979 e arturo Carlo Jemolo, storico del rapporto tra Stato e Chiesa, ho trovato un riferimento di un’attualità sconvolgente.

Nel 1978 Jemolo, in un articolo titolato “Gli stipendi alti”, esprimeva tutti i suoi timori per il peso di tutte le retribuzioni dello Stato (che include Parlamento, magistrati ed enti pubblici in genere), che lo portarono a proporre una norma costituzionale, “la quale stabilisse che allorché il passivo del bilancio dello Stato supera certi limiti, tutte le retribuzioni dello Stato subiscono meccanicamente una riduzione, diversa secondo il loro importo”.

Dopo aver letto l’economista Roberto Perotti, che ha mostrato come le statistiche degli stipendi degli ambasciatori italiani sono “taroccate” al fine di farle rientrare a livello di costi nell’ordine di grandezza europeo, sono ancora più convinto che meccanismi automatici di riduzione possano portare un beneficio significativo.

Se, per esempio, si scrivesse una norma del tipo “Al superare del livello di debito/pil del 120% gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici vengono ridotti del 10%”, credo che saremmo nella direzione giusta.

Si potrebbe sindacare sul fatto che si interviene solo sugli stipendi pubblici. Ma gli stipendi privati li fa il mercato, quelli pubblici li concede la politica ghiottona. Inoltre è opportuno sottolineare che negli ultimi vent’anni gli stipendi dei dipendenti pubblici sono aumentati a tassi ben superiori all’inflazione, riducendo ancor di più la già bassa produttività del sistema pubblico.

Sempre Jemolo nel 1954 scrisse: “Direi che il problema più assillante sia quello della riconquista delle leve di comando da parte dello Stato di fronte ai suoi dipendenti... Tutti i partiti hanno sostanzialmente ceduto alle aspirazioni delle masse impiegatizie”. È chiaramente mancata la distinzione tra partiti patrocinanti queste aspirazioni e partiti miranti a “difendere lo Stato, cioè la massa dei cittadini, dai sacrifici che il soddisfacimento di tali aspirazioni imponeva”.

La data delle considerazioni di Jemolo è 1954. Non è un errore.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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