Le differenze attitudinali tra banchiere – pessimista e imprenditore – ottimista

di Beniamino Piccone - 6 ottobre 2014

Nel pregevole volume di Enrico Cuccia, Promemoria di un banchiere d’affari (a cura di Gerbi e Piluso, Aragno, 2014), vi è un interessante intervento di Cuccia al Senato. Il senatore Napoleone Colajanni – presidente della Commissione Programmazione economica, Bilancio, Partecipazioni statali – invitò Cuccia in audizione il 30 maggio 1978, per avere un parere autorevole sul finanziamento delle imprese industriali.

Un passaggio dell’intervento di Cuccia merita la nostra attenzione poiché tratteggia le differenze attitudinali tra il richiedente il credito “sempre ottimista” e il banchiere “pessimista”: “Se abbiamo l’impressione che un’impresa non conosca il suo mestiere è evidente che non concediamo il finanziamento e viceversa. Quello che ci interessa, inoltre, sono i motivi economici e finanziari dell’investimento, ed in proposito riteniamo di avere abbastanza esperienza per condurre un’analisi approfondita. Il cliente è sempre ottimista, mentre la banca è pessimista ed usa una maggiore cautela nel fare i preventivi, nel prevedere cose imprevedibili nel corso della costruzione. È il nostro problema, dato che esercitiamo il credito a medio termine e, come abbiamo accennato, esso può venire concesso solo quando esista un autofinanziamento sufficiente: se questo non esiste, non diamo denaro”.

L’intervento di Cuccia ci aiuta a pensare alle profonde differenze di valutazione dei piani d’impresa. E alla necessaria analisi approfondita che gli intermediari dovrebbero compiere per poter dare un parere sul merito di credito dell’impresa/imprenditore.

Anche qui ci viene in soccorso la memoria storica, in particolare l’opinione di Luigi Einaudi che scrisse: “Ufficio del banchiere è invero quello di affidare denaro altrui all’uomo capace e probo, il quale sappia farli fruttare a proprio vantaggio ed, al momento stipulato, li restituisca. Solo i fatui possono immaginare che questo sia un compito facile. Nel mondo economico non ne esiste altro più difficile”.

È compito quindi dei banchieri italiani di potenziare i team di persone dedicati all’analisi del merito di credito, perché troppe volte in passato anche i banchieri si sono fatti prendere dall’ottimismo degli imprenditori, finanziando progetti industriali o immobiliari di dubbia qualità.

Al 30 giugno 2014 le sofferenze delle banche italiane sono aumentate di 2,2 miliardi e hanno raggiunto i 168,5 miliardi. In rapporto agli impieghi, le sofferenze risultano pari all’8,9% di quelli complessivi, record da ottobre 1998. Insomma, c’è da lavorare.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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