Siamo un Paese che non crede nella cultura scientifica

di Beniamino Piccone - 10 novembre 2014

Qualche settimana fa l’ennesima discutibile sentenza del Tar è balzata all’onore della cronaca. Uno studente del classico - bocciato perché aveva riportato 3 in matematica, 4 in fisica e 3 in storia dell’arte – ha beneficiato dell’annullamento della bocciatura da parte del Tar, a cui erano ricorsi i pessimi genitori.

Un tempo quando un figlio prendeva un brutto voto, i genitori gli davano un sacco di “schiaffazzi”; oggi gli schiaffoni se li prendono gli insegnanti, che vengono sistematicamente rimbrottati. In questo caso la sentenza recita che un 3 in fisica e un 4 in matematica non sono gravi perché l’allievo frequenta il liceo classico. I giudici del Tar si sono sicuramente dimenticati che la maturità classica dà diritto a iscriversi a medicina e ingegneria o altre scienze. Come potrà mai affrontare l’esame di matematica uno studente che viene già aiutato al liceo?

Qualche settimana fa il fisico teorico Carlo Rovelli – premiato a Roma con il premio Merck – ha scritto che “la scienza manca drammaticamente nella società italiana”, aggiungendo che “l’Italia resta pericolosamente un Paese di profonda incultura scientifica, sia confrontato con gli altri paesi europei, dove la scienza è rispettata profondamente, sia ancor più confrontato con i paesi emergenti, che vedono nella cultura scientifica la chiave dello sviluppo”.

Non c’è niente da fare, siamo un paese pieno di umanisti che non hanno rispetto per la scienza. Credo proprio che il ritardo che l'Italia abbia accumulato negli ultimi 30 anni sia in gran parte dovuto alla mancanza strutturale di cultura scientifica. Sforniamo giuristi e all’Università di Pavia i laureati in matematica si contano sulle dita di una mano.

L’economista Giavazzi ha scritto: “All'università di Bari, su 9mila iscritti, solo in 50 hanno scelto matematica, 62 chimica e 2mila giurisprudenza. Al Politecnico di Milano i più si iscrivono al corso di ingegneria gestionale, vogliono tutti diventare manager: progettare il disco di un freno, anche se per le Ferrari, è considerata un’attività passé” .

La cultura classica e scientifica sono facce complementari, si rafforzano l’un l’altra. Purtroppo, se a una cena parlo dell’efficienza dei mercati finanziari o dello spread Btp-bund, sono considerato un tecnico. Se un altro commensale parla dell’opera lirica, è ritenuto colto e profondo. Come dice Rovelli, mi piacerebbe che l’Italia fosse orgogliosa di Galileo Galilei, non solo di Raffaello.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


0 Commenti :

Commento

Captcha

BENIAMINO PICCONE

/media/4982327/piccone.png
STORIA ECONOMICA
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

Economia
Il Censis certifica le disparità intergenerazionali
16 gennaio 2017
Economia
Lo schiaffo dei giovani al referendum un segnale per i prossimi governi: basta sussidi ai pensionati agiati
19 dicembre 2016
Economia
Nella pubblica amministrazione si premia la presenza. E la produttività?
13 dicembre 2016

ARCHIVIO