Tfr in busta paga e pensioni

di Beniamino Piccone - 15 dicembre 2014

Il Governo guidato da Matteo Renzi ha approvato la norma per cui il lavoratore dipendente nel settore privato – nel pubblico non ci sarà nessun cambiamento – potrà scegliere se richiedere la liquidazione mensile in busta paga della quota maturanda del trattamento di fine rapporto (TFR).

Al lavoratore viene data quindi una facoltà in più, rispetto alla normativa attuale, che prevede la pssibilità di richiedere un anticipo del 70% del TFR maturato fino a quel momento per spese sanitarie, terapie o acquisto della prima casa.

Tutto ciò che aumenta le possibilità di scelta va a mio avviso vista con positività. Non è un obbligo. Per chi decide di non avvalersi, nulla cambia. Per chi si avvale, la quota liquidata sarà assoggettata a tassazione ordinaria, che è in generale superiore  a quella cosiddetta separtata operata per la liquidazione dell’intero TFR maturato.

Nell’audizione parlamentare del 3 novembre scorso, il vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha evidenziato che “l’adesione dei lavoratori a basso reddito all’iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate. E’ dunque cruciale che la temporaneità del provvedimento (dal marzo 2015 al giugno 2018, ndr), motivato dalla fase congiunturale eccezionalmente avversa, venga mantenuta”.

Ma come fa il lavoratore a sapere quale sarà la sua pensione stimata? Non lo saprà mai fino a che l’INPS non si deciderà finalmente a spedire a tutti i lavoratori la cosiddetta busta arancione, ossia l’estratto conto nozionale che contenga proiezioni della propria ricchezza pensionistica al variare dello scenario macroeconomico e in funzione della propria carriera lavorativa.

Siccome la rivalutazione dei contributi versati dipende dalla media quinquennale della crescita del Pil, è molto importante che l’INPS ogni anno aggiorni le sue stime. È notizia recente, infatti, che la media della crescita degli ultimi cinque anni sia negativa (-0,1927%) , per cui, se nulla cambia, l’INPS sarà costretta a “svalutare” i contributi versati. Un paradosso che indica quanto la situazione pensionistica sia esplosiva e come le classi dirigenti abbiano appeso al collo dei lavoratori a contributivo (i giovani) una pietra grande come una casa.


Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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