La finanza non è né brutta né cattiva

di Beniamino Piccone - 12 gennaio 2015

I sistemi finanziari si distinguono in due macro-categorie: bancocentrici e mercatocentrici. I primi sono dominati dall’intermediazione creditizia, per cui senza le banche il credito non arriva alle imprese. Nei secondi, invece, gli istituti di credito sono una parte, non maggioritaria, dell’intermediazione. Le imprese si finanziano per lo più sul mercato, che è rispettato e fatto funzionare a dovere.

In Italia il mercato ha un ruolo residuale. Ci sono voluti lustri per far partire i mini-bond, strumenti alternativi al credito bancario. La diffidenza delle culture dominanti, cattolica e comunista, ha avuto come effetto collaterale anche quello di far percepire i mercati finanziari come brutti e cattivi, una cosa da cui stare lontani.

Non abbiamo ancora capito che senza i mercati, senza le fonti di finanziamento alternative al credito non ripartiremo mai. Quando leggiamo i dati del calo degli impieghi alle imprese che persistono tutti i mesi senza soluzione di continuità dovremmo riflettere se tutto ciò ha senso.

Per le piccole imprese è chiaro che non ci sono alternative: o la banca o l’autofinanziamento. E visto il costo del credito, molti imprenditori saggiamente, fanno affidamento solo sul cash-flow generato dall’impresa.

Le grandi imprese, con buoni fondamentali e un equilibrato rapporto tra debito e patrimonio netto, sembrano aver colto, invece, l’occasione per diversificare le fonti di finanziamento in favore della componente obbligazionaria. Questo è un processo molto positivo, poichè nei sistemi bancocentrici come il nostro, è sufficiente che il sistema bancario restringa le condizioni di offerta, per vedere le imprese senza alternative di finanziamento. Come ha scritto il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi “una coesistenza equilibrata di mercati e intermediari rende più stabile il flusso di credito all’economia reale. Nei paesi con mercati obbligazionari sviluppati, come gli Stati Uniti, il deleveraging bancario generato dalla crisi del 2008-9 è stato in parte compensato da un maggior ricorso delle imprese al mercato. In Italia questa compensazione non è avvenuta se non in forma molto tenue, rallentando l’uscita dalla recessione e frenando la ripresa”.

La strada è lunga, it’s a long way to Tipperary, dicono oltremanica, ma l’importante è il cambiamento culturale. Il resto seguirà.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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