La tassazione dei fondi pensione va contro il dettato costituzionale

di Beniamino Piccone - 19 gennaio 2015

L’art. 47 della Costituzione italiana recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

L’aumento della tassazione dei fondi pensione – deciso dal Governo Renzi – dall’11 al 20% va nella direzione opposta. E va a colpire un settore già privato delle risorse assorbite dalla contribuzione obbligatoria Inps che di fatto non consente a molti individui – che pur lo vorrebbero – di crearsi una pensione integrativa. Il reddito disponibile, infatti, non è spesso sufficiente per la contribuzione al fondo pensione.

Nell’ultima relazione della Covip – l’autorità di vigilanza sui fondi pensione e gli enti di previdenza – il presidente ha evidenziato il calo dei soggetti aderenti ai fondi pensione negoziali.

Nel provvedimento governativo vi è anche un’aggravante: viene prospettata una riduzione dell’aliquota se il fondo pensione decide di investire in “attività di carattere finanziario a medio o lungo termine individuate con decreto del Mef”. Come ha ben evidenziato l’economista Tito Boeri sulla lavoce.info l’operazione è molto discutibile: “La previdenza integrativa serve oggi come strumento di diversificazione del rischio dato che la previdenza pubblica è interamente investita sulla crescita del nostro paese. Tassare la diversificazione è pericoloso perché spinge le persone che possono farlo ad aumentare i propri risparmi. Detassare solo gli investimenti scelti dal Governo è una forma odiosa di interventismo”.

La filosofia dell’intervento è profondamente sbagliata, poiché di fatto si penalizza la diversificazione, criterio basilare d’investimento. Il rischio è che molte famiglie decidano di ricorrere al cosiddetto “fai da te”, magari comprando titoli di stato di paesi emergenti (vedasi esperienza argentina, in cui si sono scottati parecchi risparmiatori) o investano in modo scriteriato in singoli titoli.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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