Il pessimismo italiano, il mercato immobiliare e la fiducia nel futuro: “Sta in noi”

di Beniamino Piccone - 9 gennaio 2015

Gli italiani vedono nero: ancora 5 anni di crisi, titolava Repubblica lo scorso ottobre. Secondo un sondaggio effettuato da Ipsos-Acri migliorano le finanze delle famiglie, ma non le speranze di ripresa. Gli italiani risultano più soddisfatti dei loro redditi solo perché hanno imparato ad accontentarsi di poco e a stringere la cinghia. Addirittura, il 25% degli intervistati non sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista da mille euro.

Io credo che una gran parte del pessimismo sia legato alla crescente tassazione sugli immobili. Da sempre gli italiani hanno impiegato i loro risparmi nel mattone, considerato da tempo la miglior forma di risparmio, sicura e un efficace scudo alla perdita di potere d’acquisto. Con la sconfitta dell’inflazione – grazie ai Governatori della Banca d’Italia Paolo Baffi e Carlo Azeglio Ciampi e al ministro del Tesoro Andreatta, che proposero il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro – e l’introduzione di Ici, Imu, Tarsu, Tari, Tasi, l’italiano è andato in crisi e soprattutto non è in grado di prevedere quale sarà il carico fiscale sugli immobili.

Con il 75% della ricchezza investito in immobili – dati Banca d’Italia – l’ottimismo degli italiani è ben lontano. Secondo Ipsos-Acri, l’idillio con il mattone è finito. Infatti è considerato un buon investimento solo per il 24% degli italiani, contro il 70% nel 2004.

Se i detentori di ricchezza non sorridono, men che meno i giovani, e in particolare i millennials – nati tra gli anni Ottanta e i primi anni del nuovo millennio – che non sono in grado di “vedere” il futuro. Il sociologo Giuseppe De Rita, presidente del Censis, ha efficacemente sostenuto che “per essere ottimisti bisogna saper guardare l’orizzonte. Attualmente i nostri giovani non ne hanno uno, ma per ricrearlo non bastano gli annunci dei governi di turno: un nuovo orizzonte si crea nelle famiglie e nei singoli. Quelli con più talento hanno il mondo come orizzonte. Non sono cervelli in fuga: se l’Italia saprà riconquistarli diventeranno un patrimonio inestimabile”.

Un giovane ha il mondo a sua disposizione. Prenda un volo di sola andata per l’Australia, la Silicon Valley, la Russia, la Cina, e il mondo gli sorriderà. Basta dire che “il futuro non è più quello di una volta”. Vale invece l’esortazione di Donato Menichella, governatore della Banca d’Italia ai tempi del miracolo economico: “Sta in noi”.


Beniamino Piccone

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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