Tsipras è un illusionista

di Beniamino Piccone - 9 febbraio 2015

La vittoria di Syriza, partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, era attesa ma non in queste proporzioni così schiaccianti: quasi maggioranza assoluta dei seggi. Perché ha vinto l’estrema sinistra? Perché Tsipras è un illusionista. È perfetto per coloro che pensano di risolvere i problemi eludendoli o semplificandoli in modo ideologico.

Tsipras ha promesso molto, come fanno tutti i politici prima delle elezioni. Il motto della campagna elettorale è stato: “Con Syriza finisce l’austerity imposta dalla Troika” (dove Troika sta per Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea).

C’è un però, come diceva Gianni Rodari: cosa intendiamo per austerity. C’è l’austerità cattiva (aumentare la pressione fiscale), ma anche quella buona, che consente di migliorare – “fare più con meno”. Un esempio? Prima della ristrutturazione del debito greco del 2012 (i titoli di stato greci furono convertiti in altri titoli con una perdita per il detentore del 70%), i dipendenti pubblici ricevano un premio ingente (tipo tredicesima) se arrivavano puntuali in ufficio. Ma dai! Se arrivi in ufficio in orario, continui a prendere lo stipendio. Punto. Tagliare queste assurdità è una cosa sensata o una mossa ingiusta dettata dalla Troika brutta e cattiva?

La spesa pubblica corrente dei Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) è sproporzionata, frutto di una cultura paternalista dove lo Stato deve fare tutto, da madre e da padre. Per pagare tutto il baraccone statale, le imposte devono salire, ahinoi. L’intermediazione eccessiva della Pubblica Amministrazione, come è ovvio, è fonte di sprechi, ruberie, inefficienze. Se si tagliano, si fa un bene al Paese che aumenta la propria produttività e diventa più competitivo, destinando agli investimenti le risorse risparmiate.

Tsipras ha promesso l’inverosimile, come tutti gli illusionisti: alzare il salario minimo, abolire le norme che consentono i licenziamenti collettivi, aumentare le pensioni, che come quelle italiane non sono coerenti con i contributi versati – per cui sono “furti intergenerazionali” a carico dei giovani, cornuti e mazziati. C’è un piccolo particolare: il leader di Syriza non ha specificato dove prendere i soldi per realizzare le promesse.

Ha ragione lo scrittore greco di gialli Petros Markaris che ieri sul Corriere della Sera ha definito Alexis Tsipras “spregiudicato e opportunista, venditore di barzellette”. Quando Markaris dice “basta colpevolizzare la Germania”, è opportuno spiegare a coloro che non intendono cedere sovranità che questa si perde quando si decide di indebitarsi. È in quel momento che la sovranità piena svanisce. Non quando trent’anni dopo si devono pagare i debiti e i creditori chiedono garanzie sul mantenimento degli impegni.

Caro Tsipras, auguri, urlare all’opposizione è facile, governare è difficile.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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