La fattura elettronica è una rivoluzione

di Beniamino Piccone - 24 marzo 2015

Dal 31 marzo 2015 la Pubblica Amministrazione accetterà solo fatture elettroniche. Per avere un ordine di grandezza, ogni anno nei rapporti tra PA e fornitori, passano di mano 65 milioni di fatture.

Sembra una notizia per addetti ai lavori, invece questa è una rivoluzione bella e buona, non solo per chi si interfaccia con la PA, ma per il cittadino che avrà in futuro degli enormi benefici in termini di efficacia ed efficienza.

È importante premettere che la fattura elettronica non è la fattura inviata per posta elettronica. Si tratta invece di una fattura “scritta” in tutti i suoi componenti obbligatori su di una piattaforma che, dopo averla “verificata”, la inoltra all’amministrazione debitrice.

In soldoni, significa che prezzo, quantità, oggetto della fornitura, tutte le date rilevanti, incluso il termine di pagamento, e chi dentro l’amministrazione ha acquistato e chi deve pagare, sono “scritte” in modo non modificabile (alias tarocchi) e sono tutte analizzate per via telematica.

Forse non tutti sanno che molte fatture vengono pagate tre o quattro volte. Se si unge un tesoriere, la fattura è pagata in modo ripetuto. Oppure si sono visti casi di fatture emesse per servizi non eseguiti. Al Ministero della Giustizia, finora i dati ci dicono che le fatture rifiutate sono il 29%. Un dato interessante. Tutto ciò mentre molte imprese non vengono pagate o vengono pagate a 1.200 giorni come la Asl di Taranto o di Catanzaro.

La “spending review” può fare pasi da gigante con la fatturazione elettronica, perchè finalmente si potranno effettuare valutazioni e monitoraggi “peer to peer”, ossia mele con mele, pere con pere, per categorie omogenee. Non è possibile vedere così tante differenze di prezzo tra forniture in diversi luoghi d’Italia. Se un’amministrazione paga una siringa 10 volte tanto un’altra, bisogna impedirgli di fare ulteriori acquisti. Gliele fornisce la Consip, a prezzi più bassi. Non devono essere tollerate eccezioni. Solo così avremo una revisione della spesa strutturale, non episodica, evolutiva, che spinga a fare sempre di più e meglio con meno.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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