Le prime indicazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri sono molto positive

di Beniamino Piccone - 6 marzo 2015

Dopo anni di gestione Mastrapasqua – il presidente dell’Inps che aveva oltre 60 incarichi (come consigliere di amministrazione o in collegi sindacali) e non ci si capacitava di come potesse gestire compiutamente un gigante come l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale –, il governo guidato da Matteo Renzi ha nominato presidente il prof. Tito Boeri, uno dei massimi conoscitori del sistema previdenziale e del mercato del lavoro in Italia. La scelta è ottima.

Boeri ha preso sul serio questo incarico, si è trasferito a Roma – viveva a Milano, dove insegnava in Bocconi – e prende come stipendio molto meno quanto guadagnava prima – è corretto specificarlo in tempi di maxi-emolumenti –: “Prenderò 103mila euro lordi l’anno, uno stipendio elevato, ma pur sempre meno di quanto prende un dirigente di seconda fascia all’Inps. Ho accettato perché lo considero un impegno civile”, da dichiarato Boeri al Corriere della Sera.

Nella stessa intervista al quotidiano milanese, Boeri specifica le sue linee di azione, che vanno nella giusta direzione. In primis, il professore fondatore del lavoce.info vorrebbe che l’Inps fosse molto più trasparente: “C’è stato giustamente lo scandalo sui piloti in cassa integrazione per sette anni (ne abbiamo parlato su queste colonne in febbraio, ndr). Ma non dipende dall’Inps, bensì dalle norme che regolano il funzionamento del Fondo speciale trasporto aereo che noi renderemo pubbliche, assieme ai dati sulle prestazioni fornite da questo fondo, perché è giusto che i cittadini sappiano che il fondo è alimentato con un contributo di 3 euro che noi tutti paghiamo ogni volta che prendiamo l’aereo”.

Sempre in tema di trasparenza, il prof. Boeri si impegna a far partire finalmente la “busta arancione”, ossia la busta che informa il cittadino lavoratore sulla stima della pensione futura. “Le banche dati sono un bene pubblico e non ci faremo condizionare”, ha detto Boeri, dando rilevanza alla possibilità di pianificare il futuro.

Visto che la rivalutazione dei contributi versati è rilevante per il calcolo della pensione (maggiore la rivalutazione, maggiore sarà la pensione), le stime dovranno tenere conto di diversi scenari di crescita del Pil. Infatti, i contributi sono rivalutati alla media di crescita del Pil degli ultimi 5 anni. Significa che nei prossimi anni – come nel 2014 in cui il coefficiente di rivalutazione è risultato addirittura negativo – i contributi non saranno rivalutati.

Ma fa benissimo l’Inps a mandare le stime perché così il cittadino, informato, può prendere le dovute contromisure. Per esempio, potrebbe pensare di creare una posizione integrativa presso un fondo pensione, ottimo strumento – fiscalmente deducibile fino a 5.165 euro l’anno – di investimento nel lungo termine. Il precedente presidente Antonio Mastrapasqua si era dichiarato contrario alla diffusione delle informazioni sulla pensione futura perché foriere di “sommovimenti sociali”. Ma suvvia. Come dice Bill Gates, priorità alle notizie negative, così possiamo agire di conseguenza e correggere la rotta. Come sostenne lucidamente Louis Brandeis, consigliere della Corte Suprema statunitense: “La luce del sole è il miglior disinfettante, la luce elettrica il miglior poliziotto”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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