I raccapriccianti racconti di Pietro Ichino sulla scuola

di Beniamino Piccone - 15 giugno 2015

Il 18 maggio scorso il giurista Pietro Ichino – da sempre a sinistra – ha scritto una riflessione memorabile sulla scuola. Merita di essere citata interamente:

“Mi trovate in Italia una – me ne basterebbe una sola – classe di scuola media, inferiore o superiore, nella quale, accanto a professori competenti e dediti, non ce ne sia almeno uno che insegna poco e male, che sta assente con una frequenza inaccettabile, che tiene davanti ai suoi studenti atteggiamenti poco educativi? Mi trovate un solo caso in cui un professore di questo genere, dopo essere stato più volte richiamato dal preside, sia stato (non trasferito a fare danni in un’altra scuola, ma) licenziato per grave inadempimento con immediata immissione in ruolo al suo posto di un precario debitamente selezionato? Se non siete in grado di trovare un solo caso di questo genere, possiamo concluderne che, in questa scuola, l’impegno degli insegnanti per insegnare, e farlo bene, è gradito ma non obbligatorio. Ora, provate a fare il conto di quanto costano alle famiglie, alle nuove generazioni, all’economia del Paese, le centinaia di migliaia di furti dell’intero programma annuale di matematica, di italiano, di inglese, di storia, di filosofia, o di storia dell’arte, che si perpetrano nelle aule delle nostre scuole. Poi chiedetevi: di questo furto chi soffre di più, i figli delle famiglie colte e ricche, o quelli delle famiglie che non hanno i soldi per le ripetizioni private e magari non si accorgono nemmeno di essere derubate? Infine chiedetevi: si pone meglio al servizio di queste ultime il Governo che si propone di introdurre nella scuola una combinazione di valutazione oggettiva e soggettiva dei risultati dell’insegnamento, responsabilizzando i presidi per i risultati, o i sindacati che vi si oppongono in nome – dicono – della “libertà di insegnamento”?”

Ichino nel 2006 fa raccontò la raccapricciante storia del professore – Fannulloni. Il caso del Professor M – che non si presentava mai a lezione, che non poteva essere licenziato, ma tutt’al più spostato – sempre verso la periferia dove i genitori hanno meno tempo per protestare e non sono assistiti dagli avvocati del centro città – continuando a far danni ai propri studenti.

I sindacati hanno qualcosa da dire? Ricordiamoci che chi difende i fannulloni, automaticamente danneggia chi lavora con profitto, chi si sbatte (ce ne sono tantissimi), chi non fa mai un’assenza, chi si aggiorna e sperimenta nuovi metodi didattici per interessare gli allievi.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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