La scuola italiana ha bisogno di presidi con pieni poteri

di Beniamino Piccone - 22 giugno 2015

L’assenza di potere con responsabilità è fonte di anarchia a populismo. In tutti i settori. Non fa eccezione la scuola italiana che perde pezzi ogni anno. Le classifiche internazionali non fanno sconti e dimostrano che i nostri studenti sono meno preparati dei loro coetanei. Nelle ultime Considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco scrive: “Ai giovani la scuola deve fornire la prospettiva di un adeguato ritorno, non solo economico, per l’investimento in conoscenza. Molti indicatori mostrano da tempo un ritardo sia nei livelli di istruzione sia nelle competenze funzionali degli italiani”.

I presidi si trovano a dirigere una squadra – i docenti – senza poterli scegliere. È come dire che un allenatore deve vincere la Champions League con Piraccini e Pancev. Nope. Il preside deve poter scegliere i propri insegnanti e deve essere responsabilizzato.

L’insegnante di liceo e scrittrice Paola Mastrocola – vi consiglio La barca nel bosco (Guanda editore, 2003) – sul Sole 24 Ore domenica 31 maggio ha scritto in “Elogio del super-preside”: “Ne ho avuti alcuni (presidi, ndr.) che mi convocavano per parlare di letteratura. Magari scrivevano essi stessi saggi di critica letteraria, o poesie e racconti. In generale, s’informavano dei programmi, a che punto ero, cosa restava da fare, se in quinta sarei arrivata solo a Montale o avrei parlato anche di Pasolini, e del Gruppo 63. A volte entravano in classe a sorpresa e dicevano: Mi permette di assistere a una sua lezione? E si sedevano all’ultimo banco, buoni, attenti. Mi sentivo sotto pressione? Be’, certamente sì. Ma mi sentivo anche coinvolta in un ambito più grande, che chiamerei genericamente culturale. Inoltre l’idea di essere osservata mi faceva bene, mi spronava a far meglio. Per esempio, passavo i pomeriggi a preparare bene le lezioni”.

Le persone preparate, in generale, amano essere misurate, giudicate per il loro lavoro. “Lo sguardo su di noi ci migliora”. Sono i fannulloni che si nascondono, boicottano i test Invalsi e sperano di farla sempre franca, quando sono in malattia immaginaria.

Avere un capo è semplicemente questo: sapere che qualcuno osserva – prosegue la Mastracola – guida, giudica il nostro operato. È solcare mare aperti in una direzione precisa. O essere un aereo, consapevole che una torre di controllo sta monitorando i suoi spostamenti nell’aria”. Che bell’immagine! Che sogno nella scuola di oggi! Sapete di un preside che va in aula a verificare cosa e come insegnano i suoi docenti. Ma dove? “Siamo tutti immersi in una palude stagna, e lì sguazzare e mandar spruzzi a caso, a seconda di come a ciascuno vien bene sul momento. A lungo andare, ci si sente inutili, e sperduti nella nebbia”.

La riforma portata avanti da Matteo Renzi (cosiddetta "Buona scuola") valorizza il ruolo dei presidi. È da apprezzare, da sostenere. Per gli scettici, almeno è un tentativo di cambiamento nella palude della scuola italiana.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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