L’assenteismo nel pubblico impiego è una piaga da combattere

di Beniamino Piccone - 20 luglio 2015

Uno dei grandi problemi dell’economia italiana è la produttività, ossia quanto ci riesce a produrre in una unità di tempo. Se la produttività non cresce, non possono crescere neanche i salari – a meno di creare inflazione – e men che meno può crescere in pil, in modo sostenibile. È evidente che se un dipendente pubblico non si presenta al lavoro, la sua produttività non esiste. Gli altri colleghi dovrebbero sopperire alla sua assenza. Quando sono una moltitudine costantemente assenti – e pagati, anche premiati a fine anno! – è la fine.

Nei reportage sul disastro gestionale dell’amministrazione di Roma – di destra e di sinistra – Rizzo e Stella sul Corriere ci hanno intristito mettendo in chiaro cosa succede nel Comune di Roma e nelle municipalizzate: “E i vigili? Sono 6.077, sulla carta. Ma se ne vedono pochissimi. Ce ne sono costantemente in strada da un massimo di 993 e cioè meno di uno su sei a un minimo nelle ore serali di 105, cioè uno ogni 58. Pazzesco. Si va dall’1,7% al 16,3% della forza complessiva”.

La situazione è disperata all’Atac, l’azienda dei trasporti del Comune di Roma, Gli incassi dei biglietti sono la metà di Milano. Sempre Rizzo e Stella: “Gli autisti di tram e metro guidano 736 ore l’anno contro le 850 a Napoli e le 1.200 a Milano”. Secondo i dati forniti di recente dal Centro Studi di Confindustria nel pubblico le assenze dei dipendenti sono doppie rispetto al settore privato. Se si riportasse l’assenteismo sulle medie del privato, il risparmio sarebbe di 3,7 miliardi l’anno: “Dai dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato si evince che nel settore pubblico nel 2013 ai 10 giorni di assenza pro capite per malattia se ne sono aggiunti 9 di assenze retribuite. Un assenteismo del 46,3% più alto dei 13 giorni di assenze retribuite rilevate dall’indagine di Confindustria per gli impiegati nelle aziende con oltre 100 addetti (il gruppo più comparabile al pubblico impiego)”.

Ogni qual volta qualche sparuto dirigente interviene per ridurre l’assentesimo, interviene prontamente il sindacato in difesa del “povero” dipendente. Nel pubblico impiego siamo ormai arrivati all’assurdo di invocare Gesù per far venire i dipendenti in ufficio. Il sindaco di Locri Giovanni Calabrese ha scritto una lettera niente meno che a Gesù Cristo. Il primo cittadino “manifesta la sua disapprovazione e lo sconforto per le continue e ripetute condotte di alcuni dipendenti comunali che immobilizzano l’apparato burocratico e si comportano in maniera poco corretta e anomala sul posto di lavoro, tralasciando il senso del dovere e lo stesso rispetto del lavoro e dei colleghi, nonché della parte politica che governa la Città”.

Nella lettera, il sindaco Calabrese racconta per esempio dell’elettricista comunale che “non poteva sostituire le lampadine perché non c’erano soldi per comprarle e dovevano provvedere i cittadini. Grazie a qualche buon amico sono riuscito ad avere quindicimila lampadine gratuitamente, ma non mi sembra che niente sia cambiato. Le lampadine sono tutte stipate in un deposito, molte zone della città continuano a rimanere al buio e l’elettricista continua a essere uccel di bosco”. Altro rilievo alla polizia municipale: “In circa otto mesi sono state elevate meno di 400 sanzioni stradali in una città in cui regna l’anarchia stradale e l’altro giorno sono stati bravissimi nell’ostacolare il percorso della Madonna Immacolata nostra reverendissima patrona”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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