Perché i negozi devono rimanere chiusi la domenica? Lasciamo libero il commercio

di Beniamino Piccone - 24 luglio 2015

In Italia abbiamo una disoccupazione elevata, i giovani a spasso sono millanta, la fuga dei nostri migliori cervelli è spesso una soluzione obbligata. L’ultimo rapporto dell’Ocse, Employment outlook, evidenzia come la disoccupazione giovanile abbia raggiunto un tasso del 42,7%, definito “inquietante“, anche perché è aumentato di 2,7 punti rispetto al 2013 e più che raddoppiato dal 2007. Ormai l’acronimo anglosassone Neetnot (engaged) in employment education, in training – è entrato nel linguaggio comune. In Italia chi non ha un lavoro e non studia e non sta neanche cercando un’occupazione è “più di una persona su 4 di età uguale o inferiore ai 29 anni”, rileva l’Ocse.

In questa situazione dovrebbero essere favorite quelle riforme a costo zero dirette a favorire la crescita occupazionale. Invece ci si impegna per tornare indietro nel tempo e bloccare la voglia di fare, di lavorare. Infatti è in discussione alla Commissione Industria del Senato – dopo l’approvazione alla Camera – un disegno di legge che impone a tutti i commercianti sul territorio nazionale l’obbligo di 12 chiusure l’anno in occasione delle 12 festività nazionali – 6 delle quali si possono scambiare con altri giorni.

Il Movimento 5 Stelle plaude al supposto smantellamento del precedente far west e sostiene pancia a terra il provvedimento. Anche il Partito Democratico è a favore. La Lega è da sempre a favore con l’obiettivo di lisciare il pelo alla Chiesa cattolica, timorosa di perdere i fedeli a messa alla domenica. Se basta qualche negozio aperto per far diminuire le presenze in Chiesa, c’è da preoccuparsi di quanto siano noioso i parroci nelle loro prediche.

A sorpresa – ma poi mica tanto – la Confcommercio è a favore, con l’idea che in tal modo vengono favoriti gli associati di piccole dimensioni. Contro il disegno di legge si schiera saggiamente Confimprese – che raggruppa 30mila punti vendita e 450mila addetti. I numeri sono eloquenti: 6 festività di chiusura significano 600 milioni di fatturato perso, il 4% del totale annuale. L’Antitrust fa sentire la sua voce poichè il provvedimento va in direzione opposta agli usi europei.

A Londra, nel frattempo, forti dei dati di crescita delle vendita in occasione delle Olimpiadi, quando ci fu la totale deregulation sugli orari, il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne è pronto a prescrivere solo due chiusure l’anno (Pasqua e Natale) e poi ognuno faccia come crede e apra quando vuole.

Una ricerca ha evidenziato che solo 2 ore in più di apertura a Londra crea un beneficio di tremila posti di lavoro e maggior ricavi per 200 milioni di sterline l’anno. Cosa aspettiamo a copiare i londinesi? Il prossimo grillino che inveisce contro la disoccupazione si ricordi che i suoi colleghi sostengono la decrescita (felice?) tramite provvedimenti a capocchia, che tolgono opportunità ai giovani, disponibili a lavorare anche la domenica pur di migliorare il proprio tenore di vita.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


1 Commenti :

Inviato da stefano amici il 10 agosto 2015 alle 13:59

Gent.mo Beniamino. Vorrei fare due piccole osservazioni al suo articolo. Sono titolare di più punti vendita sparsi nel centro-Italia di un grosso franchising e in base ai dati in mio possesso e alle sperimentazioni fatte in merito alle aperture domenicale posso segnalare e confermare che le performance annuali registrate dai negozi aperti "sempre" sono esattamente le stesse dei negozi che stanno chiusi nei festivi. Il fatturato non aumenta aprendo più giorni, ma viene solo spalmato. Inoltre, se da un lato non abbiamo nessun beneficio, dall'altro l'apertura domenicale/festiva ci comporta un notevole aggravio di costi. Solo la retribuzione oraria di ogni singolo dipendente è maggiorata del 30%. Sinceramente penso che qualche giorno in più dedicato alla famiglia, alla visita di un museo o una mostra, o una semplice passeggiata in uno dei nostri meravigliosi borghi sia sicuramente meglio di un pomeriggio passato a vagare come "zombie" all'interno di un centro commerciale. Se potessi Le farei vedere le immagini della videosorveglianza. La lascio con una provocazione. Per esigenze di costi sono costretto personalmente a coprire i turni domenicali/festivi e quindi visto che tutti i miei amici lavorano in aziende ed uffici pubblici "normali" e pertanto liberi la domenica non ho nessuna persona a me cara per trascorrere il mio giorno libero settimanale in compagnia. Perchè non liberalizziamo tutto??!! Saluti

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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