La scuola è un’azienda e la misurazione dei risultati è imprescindibile

di Beniamino Piccone - 1 settembre 2015

Qualche tempo fa l’economista della lavoce.info Francesco Daveri ha preso una posizione netta sulla Scuola, che condivido: “la scuola è un’azienda. C’è l’azienda Fiat e c’è l’azienda Caritas. La Fiat ha scopo di lucro. La Caritas non ha scopo di lucro. La scuola assomiglia alla Caritas. È dunque anch’essa un’azienda, cioè un insieme di asset (attività di valore), combinati da un manager responsabile (il dirigente scolastico) con il supporto del consiglio di istituto (dove siedono studenti, docenti, genitori e personale tecnico-amministrativo) e del collegio dei docenti (con cruciali prerogative didattiche), per produrre servizi di istruzione agli studenti e alle loro famiglie nell’interesse della collettività. Della collettività, non di qualcuna delle categorie che vi partecipano”.

Per poter essere un’azienda, i risultati si devono poter misurare. Con la riforma appena approvata sia i docenti che i dirigenti scolastici (da ispettori ministeriali, questi ultimi) saranno valutati ogni tre anni. Verrà anche istituito un fondo da 200 milioni l’anno per premiare i docenti migliori e più impegnati: li sceglierà il preside, sentito il Consiglio di Istituto.

Senza valutazione come si fa a stendere un bilancio delle cose che funzionano e delle cose da migliorare? Se ne deduce che l’opposizione da parte di molti insegnanti ai test Invalsi sia deleterio. Inoltre, ci informa una ricerca di Bankitalia, dove avvengono episodi di “cheating” – ossia l’imbroglio tollerato o addirittura incoraggiato – in occasione dei test Invalsi, la criminalità è più diffusa. In un suo recente intervento, infatti, il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi ha spiegato come “nelle zone a più basso capitale sociale anche i più giovani sono propensi all’opportunismo illecito. Quest’ultimo, a sua volta, facilita il propagarsi di cattive norme sociali e di un generale sentimento di indulgenza verso la disonestà, che la scuola dovrebbe, per prima, contrastare. Si è stimato che consentire a uno studente di copiare durante un test Invalsi innesca fenomeni di malsana cooperazione, imitazione e peer pressure, fino a raddoppiare gli effetti distorsivi nei risultati dei test. Tali effetti risultano maggiori nelle aree a capitale sociale più basso”.

Rossi di Bankitalia chiude il suo intervento, spiegando come l’esempio positivo sia ma miglior cura: “Nell’educazione alle buone norme – quindi, anche nella condanna delle pratiche di cheating – risiede il seme dell’educazione civile nella vita quotidiana”.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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