Le nuove regole Isee smascherano la furbizia Italiana

di Beniamino Piccone - 28 settembre 2015

In poco più di un trimestre dall’entrata in vigore (1° gennaio 2015) delle nuove regole sull’Isee (indicatore sintetico della situazione economica e patrimoniale della famiglia italiana) gli italiani sono diventati di colpo ricchi. Grazie al fatto che finalmente le regole Isee non consentono più l’autocertificazione, si scoprono conti correnti che prima non esistevano, immobili, redditi di ogni tipo. Insomma, è emerso il “sommerso”, su cui gli italiani eccellono.

I dati pubblicati dal Ministero del Lavoro, dopo l’entrata in vigore del nuovo indicatore di ricchezza delle famiglie, mettono definitivamente al muro i furbetti dell’Isee: i “senza patrimonio” scendono dal 73% al 24% (oggi il dato viene prelevato in automatico dall’Anagrafe tributaria). Fino all’anno scorso eravamo nella situazione ipocrita per cui la maggioranza degli italiani non aveva un conto corrente ed era privo di titoli di Stato nel dossier della propria banca. Cosa insostenibile visto che le ottime ricerche della Banca d’Italia sulla ricchezza degli italiani confermano che le famiglie siano molto più ricche di quanto si pensi: “Alla fine del 2013 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 8.728 miliardi di euro, corrispondenti in media a 144.000 euro pro capite e a 356.000 euro per famiglia”.

Il risultato senza senso era che i contribuenti hanno pagato per anni prestazioni agevolate a chi, invece, non ne aveva diritto. Tabaccai che chiedono i libri scolastici in regalo! Commercianti che pretendono sussidi non dovuti. Quante storie ognuno di noi può raccontare!

Lo storico pavese Carlo M. Cipolla ha distinto meravigliosamente la differenza tra furbizia e intelligenza. Cipolla definisce bandito il comunemente denominato furbo. “Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità, perversa, ma sempre razionalità. Il bandito vuole un “più” sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un “più” per sé procurando allo stesso tempo un “più” anche agli altri, egli otterrà il suo “più” causando un “meno” al prossimo”.

Anni fa Luciano De Crescenzo fece la descrizione dello scugnizzo napoletano, eponimo della furbizia nazionale. Ma l’intelligenza, come ci spiega Cipolla, è diversa dalla furbizia. Purtroppo in Italia il furbo ha la meglio.

Quanto è costato al contribuente, in termini di mancato sviluppo economico, la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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