Gli avvocati sono un numero esagerato (e non accennano a diminuire)

di Beniamino Piccone - 9 novembre 2015

Sul primo numero dell’Espresso – uscito il 2 ottobre 1955 – a pagina 2 si leggeva un pezzo di D. Peretti che gridava dal titolo “Trentamila avvocati sono troppi”. Sono passati giusto 60 anni – auguri, caro L’Espresso! – e gli avvocati sono più di 223mila (Fonte: rivista “La previdenza forense” n. 2 maggio agosto 2015).

Secondo un’elaborazione effettuata sui dati della Cassa e riferita agli scaglioni di reddito medio Irpef (lordo) comunicati dall’Ordine degli avvocati, il 79.7% dichiara un reddito inferiore a 45.650 euro. Solo l’8,6% dichiara sopra i 91,5 mila euro. Secondo questa elaborazione il reddito medio degli avvocati italiani è di circa 38 mila euro. Sulle dichiarazioni dei redditi l’italiano mette sempre una buona dose di fantasia.

Il punto rimane il numero esagerato di avvocati. Se disaggreghiamo il dato complessivo e osserviamo le situazioni regionali, il nostro pessimismo si accentua. Infatti il rapporto “numero avvocati ogni mille abitanti” vede punte del 6,8% per la Calabria, 5,7% per la Campania e 5,4% per il Lazio a fronte dell’1,4 per la Valle d’Aosta, dell’1,7 per il Trentino Alto Adige e al 2 per il Friuli Venezia Giulia. Se ne deduce che una delle regioni più povere d’Europa, la Calabria, ha il maggior numero di avvocati in rapporto alla popolazione. Follia pura.

La litigiosità dell’italiano è nota, così come è risaputo il fatto che il nostro sistema giudiziario è il migliore dei mondi possibili per i truffatori matricolati. Il giudice di Cassazione Piercamillo Davigo sostiene con saggezza che un criminale, nel momento in cui sceglie il Paese dove andare a delinquere, non ha alcuna esitazione e sceglie l’Italia, il paradiso di chi non rispetta le regole. Chi si comporta correttamente, chi rispetta le regole, si vede la controparte minacciare di andare in causa con la prima udienza nel 2018. A babbo morto.

“Più avvocati a Roma che in tutta la Francia”, titolava anni fa il Corriere della Sera. Come possiamo fare? La prima cosa da fare è disincentivare il ricorso, far pagare caro l’appello pretestuoso, accorciare la durata dei processi.

Da economista penso che tutti i problemi abbiano una soluzione, ma lo si deve volere. Anche l’inflazione degli anni Settanta sembrava un nemico invincibile. È bastato affrontare il problema per le corna e in modo deciso. Il decreto di San Valentino per l’abolizione del punto di contingenza fu una delle cose migliori compiute dal Governo Craxi.

Aspettiamo al varco il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Spero si avvalga di qualche consigliere economista perchè solo agendo sugli incentivi, si ridurrà il numero delle cause. Oggi conviene, soprattutto per i balordi, andare in Tribunale. Bisogna rendere sconveniente farlo. Non è semplice.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


1 Commenti :

Inviato da sandro la ciacera il 14 novembre 2015 alle 13:44

Gentile prof., mi permetto di dissentire dalla Sua disamina del fenomeno, abbastanza semplicistica. Si potrebbe fare lo stesso ragionamento con altre categorie: baristi, ristoratori, autotrasportatori, agronomi, ecc. Definire pura follia il rapporto avvocati/abitanti rilevato in Calabria è "scorretto": quanti di quegli avvocati calabresi effettivamente esercitano la professione? Quanti di questi hanno studio proprio e soprattutto clienti "propri" e quanti invece lavorano da celati "dipendenti" presso i pochi grossi studi legali calabresi (questo avviene in tutte le regioni d'Italia)? Questo per evidenziare che non si può ridurre il problema giustizia al numero degli avvocati ed invocare addirittura un aggravio di costi per i ricorsi: contrasterebbe con i principi cardine della nostra tanto richiamata Cost.. I processi al 2018 (e oltre) arrivano non solo per colpa di pretestuose cause degli avvocati ma anche (e forse soprattutto) per "merito" di diversi magistrati che ricoprono tanti di quei ruoli che per loro non basterebbe una giornata di 28 ore: ed allora, perchè non limitarsi a fare esclusisavamente il loro "effettivo" lavoro? Come vede, caro professore, non è possibile inquadrare il fenomeno con lo slogan "gli avvocati sono troppi": così si fa del mero populismo. Molti cordiali saluti (dimenticavo: non sono un avvocato!)

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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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