Roma: il bilancio è drammatico (e Marino ha migliorato la situazione)

di Beniamino Piccone - 30 ottobre 2015

L’imbarazzante comportamento di Ignazio Marino, sindaco decaduto di Roma, ha messo in ombra la situazione economico patrimoniale del Comune di Roma, che si trascina da anni con deficit spaventosi, che il contribuente, cornuto e mazziato, è obbligato a coprire.

Una delle poche certezze è che il debito della città di Roma lo pagheremo almeno fino al 2048. Come verrà pagato? Con addizionali e tasse per ancora 33 anni.

Facciamo un po’ di storia, non sorvolando sul fatto che il debito attuale di oltre 10 miliardi di euro deriva da una serie stratificata di eventi. Non a caso Marino, appena insediato, disse che “ci sono ancora da pagare gli espropri dei terreni per le Olimpiadi di Roma del 1960”.

Secondo il bilancio del Comune, a fine 2000 i debiti finanziari erano pari a 5,93 miliardi di euro. Nel 1993 viene eletto sindaco Francesco Rutelli, riconfermato dagli elettori anche nel 1997 – anno da cui sono disponibili i bilanci. Quando Rutelli lascia, nel 2000, i debiti, rispetto al 1997, sono saliti per 2,31 miliardi, da 3,6 a 5,93 miliardi. Un bella e allegra gestione, quella di “Cicciobello” Rutelli!

Il 28 maggio 2001 viene eletto sindaco Walter Veltroni che rimane fino (rieletto) fino al 2008. Quando lascia il debito (fine 2007) è pari a 6,95 miliardi di euro. Un altro miliardo di debito in più rispetto a Rutelli. Andiamo bene.

Il 29 aprile 2008 viene eletto Gianni Alemanno, la destra ritorna in Comune (e Berlusconi a Palazzo Chigi). Alemanno non capisce bene cosa sia il debito, ma in ogni caso, visto che la cassa langue, chiede aiuto al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale crea una bad company per il “debito pregresso”.

A fine 2008 il debito finanziario del Comune di Roma scende miracolosamente a 1,028 miliardi, grazie a questa creatività. Non contento, Alemanno – commissario di se stesso - aggiunge altri debiti alla bad company per un totale di 644 milioni di euro.

Successivamente viene nominato Massimo Varazzani commissario alla bad company (sostituendo Alemanno), il quale scopre che al 26 luglio 2010 il debito complessivo pregresso è pari a 8,64 miliardi di debiti non finanziari e 7,12 miliardi di debiti finanziari. Se si contano anche gli interessi sul debito (compresi i “Roma bond” emessi da Veltroni che scadono nel 2048) pari a 6,69 miliardi, il debito sale a 22,45 miliardi, una somma mostruosa.

Siccome la somma è eccessiva – e quindi costringerebbe a tagliare l’impossibile – gli oneri finanziari futuri non vengono conteggiati. Tant’è.

Con un “finanziamento perpetuo” assicurato dallo Stato di 500 milioni l’anno, le addizionali irpef, la tassa di un euro per tutti i viaggiatori che partono dagli aeroporti di Roma, si tappano alcune falle.

Arriviamo a fine 2014 con un disavanzo “al netto degli interessi” (come se un’impresa non mettesse a bilancio gli oneri finanziari, a questo siamo arrivati!) pari a 7,44 miliardi di euro.

Non è tutto. Mentre si creava la bad company per il passato, i debiti ordinari del Comune di Roma salivano ancora, arrivando a 1,225 miliardi (con Alemanno +841 milioni).

Il Sole 24 Ore ha calcolato che l’aumento maggiore del debito è stato creato dalla gestione Rutelli (892 euro al giorno); al secondo posto Alemanno (450 euro al giorno); al terzo posto, ma sempre sul podio Veltroni (416 euro di aumento medio al giorno).

E Ignazio Marino, così massacrato dall’opinione pubblica? A fine 2014 il debito finanziario del Comune è diminuito di circa 11 milioni rispetto al 2012, quindi è calato di quasi 13 euro al giorno. Forse Marino era meno peggio degli altri.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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