Il contratto di rete, alternativa al nefasto “piccolo e bello”

di Beniamino Piccone - 16 novembre 2015

In una recente intervista al quotidiana Boersen Zeitung, il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi ha ribadito come i due problemi chiave italiani siano la crescita – strutturalmente debole – e la produttività, scarsa.

Quest’ultima è legata al modello di specializzazione delle imprese italiane, piccole, troppo piccole e in settori dalla crescita stentata. Sebbene non vada dimenticato il fatto che sono molte in Italia le imprese medie (che non vanno confuse con le piccole) e che costituiscono il cosiddetto “quarto capitalismo”, è opportuno riflettere su come traghettare le piccole in medie imprese.

Cosa si può fare? Spesso l’imprenditore, condizionato dal mantra “piccolo è bello”, preferisce rimanere piccolo, avere una società al 100% che non cresce piuttosto che una quota di minoranza in una società in crescita.

Una possibile alternativa, sfruttata da pochi, è il contratto di rete, che è un patto che alcune aziende sottoscrivono tra di loro per migliorare il rapporto con il cliente. Gli sforzi di coordinamento sono notevoli, ma questo approccio consente di mantenere la propria autonomia e caratterizzazione, sentendosi più forti in alcuni contesti e situazioni di mercato, sapendo che si può contare su una squadra imprenditoriale con cui si condividono diritti e doveri.

Una storia interessante, meritevole di essere raccontata è quella di Euhrnet, una rete tra aziende specializzate nei servizi di outsourcing amministrazione del personale, distribuite sul territorio, che hanno scelto di fare “rete” per servire meglio i propri clienti, condividendo know how, best practise, esperienze e servizi professionali.

Soprattutto nel settore dei servizi, bisogna prendere atto che non conta essere grandi ma soli, proponendo un unico modello organizzativo/gestionale; è più importante essere flessibili, dinamici, predisposti al confronto e in grado di ascoltare le esigenze del cliente, da vicino, offrendogli servizi personalizzati e innovativi in linea con le sue aspettative e necessità.

La rete di imprese consente al singolo imprenditore di essere strategicamente autonomo – l’italiano, sappiamo è condizionato da Guicciardini, e quindi mira al proprio “particulare”, ma i tempi impongono il supporto reciproco, la condivisione del know-how e le sinergie tra le singole imprese “retiste”.

Solo con un presidio forte sui clienti, si possono guadagnare quote di mercato e fidelizzare i clienti, spesso serviti male e insoddisfatti del livello di supporto.

Alle elementari si gridava tutti insieme “l’unione fa la forza”, nel 2015 è diventata una necessità.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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