Gli investimenti pubblici languono e quando ci sono... cadono giù

di Beniamino Piccone - 30 novembre 2015

La politica economica del governo guidato da Matteo Renzi è caratterizzata dal difficile bilanciamento tra la necessità di spingere il Paese su una via sostenibile di crescita e il consenso elettorale. Quando si criticano i singoli provvedimenti, non bisogna infatti dimenticare che nella prossima primavera si voterà in capoluoghi importanti come Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Se diamo un’occhiata alle determinanti del calo del Pil negli anni della crisi, vediamo come il punto di maggior debolezza sono stati gli investimenti fissi lordi. Sia gli investimenti privati che gli investimenti pubblici sono calati in modo deciso. Sarebbero quindi prioritari interventi per favorire gli investimenti, anche tenendo in considerazione che i moltiplicatori keynesiani sono ben superiori se siamo in presenza di investimenti, piuttosto che di consumi.

Il principale provvedimento del 2014 è invece stato rivolto ai consumi. I famosi “80 euro” di sconto fiscale a favore delle classi medio-basse è stata certamente una manovra pro-consumi. Purtroppo se leggiamo con attenzione il Documento di Economia e Finanza (Def), osserviamo come nei prossimi anni gli investimenti pubblici sono ancora previsti in calo. Alla voce “totale spese in conto capitale” si passa da 64,3 ai 57,6 miliardi di euro del 2019, con un calo del 10,4 per cento. Se non si agisce sulla spesa corrente, è sempre più complesso trovare le risorse per gli investimenti.

Quando, poi, si trovano le risorse per le infrastrutture, spesso di agisce senza senno. È opportuno ricordare cosa è successo a Olbia all’inizio di ottobre. In una precedenza inondazione, a causa della piena del rio Siligheddu – il corso d’acqua che attraversa il centro urbano della città sarda – uno dei ponti crollò.

Visto che la Protezione civile aveva dei fondi a disposizione, furono utilizzati prontamente. C’è un però. Le regole delle infrastrutture costruite con i fondi della Protezione civile prevedono – senza possibilità di deroghe – la replica esatta del progetto precedente. Nonostante il sindaco di Olbia avesse messo in guardia sul fatto che il ponte non avrebbe potuto reggere a successive tempeste d’acqua, il progetto non ha subito variazioni.

Il 1° ottobre siamo arrivati al redde rationem. Il sindaco Gianni Giovannelli ha dato l’ordine di abbattere il ponte –  costruito pochi anni prima –, poichè costituiva di fatto una diga, così che le piogge (del terribile ciclone Cleopatra) non potevano defluire, allagando interi quartieri di Olbia.

Se le regole sono disegnate male, seguirle pedissequamente è deleterio.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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