Banca Etruria: un dissesto nato da acquisizioni a prezzi d’affezione

di Beniamino Piccone - 17 dicembre 2015

Il suicidio del signor Luigi D'Angelo, il pensionato che si è tolto la vita per aver perso 110mila euro, ha creato un can can esagerato su Banca Etruria, una banca locale cresciuta nel tempo con acquisizioni insostenibili a prezzi d’affezione. Su queste pagine abbiamo ricordato in tempi non sospetti che ci sono “mondi dove il presidente della banca popolare è al potere da quarant’anni ed è impossibile mandarlo via perché il voto capitario è fonte di ricatti e pastette. Vogliamo parlare del presidente di Banca Etruria Elio Faralli, nato a Padova nel 1922, che a 87 anni non voleva mollare la presa e solo un cda straordinario del 2009 è riuscito a bloccare il suo rinnovo?”.

Elio Faralli, massone, rinunciò alla presidenza solo perchè gli vennero offerti 1,3 milioni di euro e – cosa da pazzi – un assegno annuale di 120mila euro perchè a 87 anni non facesse concorrenza alla sua ex banca.

Faralli partì nel 1982 con una campagna acquisti degna di una squadra di calcio presieduta da uno sceicco presideuto del Qatar. Si partì con la Popolare Cagli, poi si proseguì con la Popolare di Gualdo Tadino e la Popolare dell’Alto Lazio, feudo di Giulio Andreotti. Nel 2006 Faralli si superò acquistando a prezzo d’affezione Banca Federico Del Vecchio. Come base di negoziazione si partì da 25 milioni e Faralli chiuse a 113 milioni. Naturalmente, invece di essere la banca delle ricche famiglie fiorentine, l’istituto si è rivelato un buco senza fondo.

Quando si perdono soldi con le acquisizioni, bisogna almeno guadagnare dall’attività caratteristica della banca, ossia dagli impieghi. E qui casca l’asino perchè la valutazione del merito di credito della banca era quanto di più familistico si potesse immaginare.

Tra i primi 20 gruppi esposti come crediti deteriorati troviamo imprenditori di bassissima qualità (ben prima di vedere sofferenze): Francesco Bellavista Caltagirone, esposta con le sue controllate per 80 milioni, la Sacci della famiglia Federici (40 milioni), Finanziaria Italia del Gruppo Landi di Eutelia, società che fece un fiasco clamoroso in borsa anni fa.

Una delle operazioni più assurde portate avanti da Banca Etruria è stato il finanziamento di Privilege Yacht a Civitavecchia, un bidone di società che avrebbe dovuto costruire lo yacht per Brad Pitt e Angelina Jolie. L’inventore della sòla si chiama Mario La Via, che amava definirsi “finanziere internazionale”. Non mancò all’inaugurazione del cantiere il cardinal Tarcisio Bertone, colui che si fa finanziare i lavori di casa sua dalla Fondazione Bambin Gesù.

Una volta che i conti di Banca Etruria facevano acqua da tutte le parti, le menti fervide del consiglio di amministrazione pensarono bene di emettere obbligazioni subordinate, così da far salire i ratios patrimoniali. Siccome il mercato degli investitori istituzionali chiedeva uno spread adeguato per una banca senza rating, allora si decise furbescamente di rivolgere alla clientela captive, ai clienti della banca stessa. Più erano inconsapevoli, meglio era. Il direttore di una filiale di Banca Etruria, sotto garanzia dell’anonimato, dice a Repubblica: “I dipendenti ricevevano premi in soldi sul rendimento settimanale. È iniziata una caccia all’uomo spietata: correntisti (soprattutto anziani) venivano raggiunti in case di cura o ospedali, incontrati casualmente fuori da scuola e invitati ad andare in banca, o chiamati uno per uno”.

Che spettacolo desolante. Che tristezza.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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