Cari dirigenti pubblici, perché non imparate a memoria l’art. 33 del T.U. del Pubblico Impiego?

di Beniamino Piccone - 10 dicembre 2015

L’art. 33 del Testo Unico del Pubblico Impiego ha per titolo: “Eccedenze di personale e mobilità collettiva”. Leggiamolo insieme perché in Italia si invocano sempre nuove leggi, anche quando ci sono. Ciò che manca è l’applicazione delle leggi, la sanzione per chi non le rispetta, l’enforcement, dicono a New York.

“Comma 1. Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, [...] sono tenute a osservare le procedure previste dal presente articolo [...].

Comma 3. La mancata attivazione delle procedure di cui al presente articolo da parte del dirigente responsabile è valutabile ai fini della responsabilità disciplinare”.

Nei commi seguenti si specifica che il dirigente responsabile deve dare un’informativa preventiva (sulle eccedenze di personale) alle rappresentanze unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali. Successivamente, si verifica la possibilità di ricollocazione totale o parziale del personale nell’ambito della stessa amministrazione, ovvero presso altre amministrazioni, previo accordo con le stesse.

Trascorsi novanta giorni dalla comunicazione, l’amministrazione colloca in disponibilità (con indennità all’80% per il personale in esubero) il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell'ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni nell'ambito regionale.

Domanda banalissima: quanti casi ci sono stati negli scorsi anni di applicazione dell’art. 33? Zero. Zero assoluto. I dirigenti sono a dir poco cauti nel valutare eccedenze di personale, anche quando in un museo ci sono 30 custodi e 4 visitatori al mese.

Anche negli uffici pubblici del Comune di Sanremo, dove si andava bellamente in canoa nell’orario di lavoro, i dirigenti si sono ben guardati dal segnalare le eccedenze di personale, evidenti, visto che l’assenteismo era strutturale e pari al 50%.

Secondo Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, non solo i dirigenti pubblici licenziati ogni anno sono pochissimi, ma non si premiano adeguatamente – ossia si regalano soldi a pioggia - coloro che si dedicano in modo esemplare al proprio lavoro. Nel cuore dello Stato, a Palazzo Chigi, nel 2013 (i dati del 2014 non sono ancora disponibili, fate con calma, eh!) i premi di produzione sono andati al 97,7% dei 301 dirigenti. Sono tutti fenomeni!

Non basta. Negli ultimi 35 anni, i dati Istat evidenziano che i lavoratori pubblici hanno avuto una retribuzione media del 28% superiore a quella dei dipendenti privati. Poi i sindacati invocano lo sciopero se non si aumentano gli stipendi pubblici. Prima del prossimo sciopero, perchè Camusso e Barbagallo non si leggono La lista delle spesa di Carlo Cottarelli (Feltrinelli, 2015)? Con i loro superstipendi, 15 euro sono un nonnulla.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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