La politica mangia a man salva, da destra a sinistra

di Beniamino Piccone - 14 dicembre 2015

Mi hanno colpito due notizie delle scorse settimane. La prima ha visto il leader della Lega Matteo Salvini come protagonista, in veste di benzinaio. Il segretario “padano” ha posato per i fotografi al distributore di Cinisello Balsamo, dove ha rifornito i clienti con un prezzo molto favorevole della benzina, pari a 44 centesimi al litro (quando la benzina costa circa 1,46 euro al litro). La ratio della trovata di Salvini sta nel dimostrare che le accise sulla benzina sono alte. Ma che novità! La modalità sicura per incassare è buttarsi sulle imposte indirette o sulla accise sui carburanti.

Salvini ha rifornito per un’ora le auto, venti litri per ognuno, al prezzo di 10 euro. Chi ha messo la differenza? Il contribuente! Ops, secondo Salvini, i soldi (2 mila euro) sono stati forniti dalla Lega. Si dà il caso, però, che i contributi ai partiti vengono forniti dallo Stato, che li ottiene dall’esazione delle imposte e tasse degli italiani tutti (sempre che le paghino, quelle dirette).

Non è irrituale ricordare che a settembre è iniziato il processo ai danni del già segretario della Lega Nord Umberto Bossi e dei due figli Riccardo e Renzo (detto il Trota), accusati di appropriazione indebita per aver prelevato circa 500mila euro dalle casse della Lega Nord e averli spesi per fini personali (tra cui spese per i rally, assegni divorzili, diploma di laurea falso in Albania).

La seconda notizia eclatante riguarda l’Unità, “giornale fondato da Antonio Gramsci”, i cui debiti, pari a 107 milioni di euro, sono stati pagati dallo Stato. Il tesoriere dei “Democratici di Sinistra” Ugo Sposetti ce la mise tutta per far approvare una leggina nel 1998, che stabiliva l’estensione della garanzia dello Stato già vigente sui debiti degli organi di partito ai debiti del partito che si faceva carico dell’esposizione del proprio giornale con le banche. I Ds avevano generosamente deciso di accollarsi la drammatica esposizione bancaria del giornale, che stava imboccando il tunnel di una crisi durissima.

Mentre lo “Stato predatore” è sempre alla caccia del contribuente, i partiti si scrivono le regole da soli e approfittano della scarsa vigilanza sulla rendicontazione delle spese dei partiti per fare il bello e cattivo tempo. Non sarebbe male vedere “il Trota” in galera o ai servizi sociali per indennizzare lo Stato delle sua laurea, pagata con soldi nostri. Da professore posso ricordare al Trota che la laurea si prende dopo aver superato gli esami previsti dal corso di laurea. Solo il pensare che la laurea vale come pezzo di carta e non per il sapere portato a casa fa accapponare la pelle.

 

Beniamino Piccone

@beniapiccone


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BENIAMINO PICCONE

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STORIA ECONOMICA
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Private banker presso Nextam Partners SGR. Economista e docente universitario alla’Università Carlo Cattaneo – LIUC dove insegna Sistema Finanziario. È un cultore della storia della Banca d’Italia. Ha curato – sempre con l’editore Aragno il volume Paolo Baffi, Parola di Governatore (2013) e Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (2014). Collaboratore di Repubblica. È animatore dell’apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico Faust e il Governatore.

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